Volley, stavolta l’Armata Brancaleone si arrende al Brasile

Nonostante il forfait di Corsano gli azzurri partono bene e vincono il primo set. I verdeoro però trovano l’antidoto e vanno dritti in finale

nostro inviato a Pechino

Quando sul sedici a diciotto Luigi Mastrangelo con tutti i suoi 90 chili per un metro e 98 d’altezza è piombato sul piede di capitan Cisolla, stortandosi la caviglia, ecco, in quel momento anche il fin qui tiepidino pubblico cinese si è guardato negli occhi e si è detto: per chi tifiamo? Per i brasiliani che paiono un’iradiddio o per questi a cui non gliene va bene una? La decisione umanitaria è stata preso al volo e la nostra nazionale del volley ha così potuto contare per tutto l’ultimo set su un pubblico teneramente e missionariamente dalla sua parte. Ma non è bastato.
Giba e compagnia, dunque i verdeoro, vanno dritti in finale grazie a un 3 a 1 (19-25, 25-18, 25-21, 25-22) sugli azzurri che non si discute. Se la dovranno vedere con gli Stati Uniti che, per dirla con coach Andrea Anastasi, «stanno giocando un gran bene in questo torneo». La nostra armata brancaleone, non perché sia un’accozzaglia senza arte né parte, tutt’altro, ma perché è inferiore alla concorrenza ma grazie al cuore non molla e vende cara la pelle, incontrerà la Russia per il bronzo. «Non possiamo dire nulla» ammette Anastasi «loro hanno giocato meglio e si ritroveranno di nuovo in finale come quattro anni fa, però quel che deve essere ben chiaro a tutti, è che la nostra olimpiade non finisce qui, dobbiamo andare a prendere quel bronzo che vale molto».
C’è orgoglio nelle parole del ct azzurro che ha raccolto la squadra nell’autunno scorso e c’è la consapevolezza della iella che perseguita i suoi. «Quando nel 2007 ho vinto l’Europeo con la Spagna – ricorda -, avevo sette giocatori e nessuno si è fatto male… Se solo fosse successo, altro che concludere il torneo primi, saremmo arrivati dodicesimi. Invece qui, ora, ne succede sempre una. Mirco Corsano, il libero, in giornata neppure camminava, l’avevo messo in campo con la Polonia perché c’era bisogno di lui e del suo sacrificio, però stavolta era impossibile farlo giocare… ma Paparoni ha fatto una gran partita. Poi ecco che mi va fuori Mastrangelo, allora mando dentro Fei che è ancora a mezzo servizio e salta mezzo metro meno del solito… no, non posso lamentarmi, si sono tutti battuti alla grande…». E certi errori di Martino? «Ma sì, si era incaponito in attacco, è giovane e sta facendo una grande olimpiade».
Ad Atene l’Italia fu battuta in finale, quattro anni dopo in semifinale, l’amarcord verdeoro si fa pungente ma si scontra con l’evidenza dei fatti. Gli azzurri sono partiti a razzo andando sull’1 a 0, poi i brasiliani hanno preso le coordinate e non c’è stata più storia. O meglio, ci sarebbe stata se solo non si fossero regalate battute a go-go nel terzo set (almeno cinque) ed errori in contrattacco. «Ripeto, loro ci sono superiori, però non era una partita impossibile – prosegue Anastasi – il fatto è che il Brasile ha fatto un secondo set da paura, nel terzo noi abbiamo commesso troppi sbagli e nel quarto ci sono state alcune giocate fondamentali che non siamo riusciti a finalizzare… E dire che ad un certo punto avevo proprio pensato che fossimo rientrati in partita. Invece…».
«Invece contro il Brasile serve sempre qualcosa di più» dice capitan Cisolla, deluso ma non più di tanto, come se fosse consapevole che solo un miracolo li avrebbe potuti aiutare. «Purtroppo, come in tutta la stagione azzurra, quel di più non siamo riusciti a trovarlo… Abbiamo regalato troppo, siamo stati soggetti a troppi alti e bassi. A questo punto l’amarezza per l’occasione mancata è molta, però dobbiamo tramutarla in forza per portarci a casa una medaglia di bronzo che, solo a pensarci all’inizio, ci avremmo messo la firma». E Paparoni va oltre: «Vogliamo quel bronzo, lo vogliamo a tutti i costi nonostante la sfortuna che ci perseguita, nonostante veniamo da anni senza soddisfazioni in azzurro». Per cui meglio ascoltare capitan Anastasi quando avverte: «Ragazzi, la Russia farà di tutto per tirarci giù dal podio, non lasciamoglielo fare».