Il volo della farfalla, a lume di candela

In scena fino al primo giugno al Teatro Verdi (info: 02/6880038) una rielaborazione tutta italiana di «teatro nero», ovvero «Fly Butterfly», il grande successo del Teatro del Buratto, ideato e diretto da Stefano Monti, per la drammaturgia di Rocco D’Onghia, e con l’intervento di Jolanda Cappi e Franco Spadavecchia. Il «teatro nero» nasce in Cina nel 1500, per spostarsi un secolo più tardi in Giappone e per arrivare in Europa, a Praga, solo nel 1961 grazie a Jiri Srnec, che qui fondò la Compagnia del Teatro Nero: i cinesi usavano raccontare storie utilizzando la luce delle candele per creare ombre di personaggi fantastici su teli bianchi, mentre i giapponesi saranno artefici del Bunraku, il teatro di marionette mosse da attori invisibili vestiti di nero. Anche in «Fly Butterfly» il palco è tutto scuro, solo una striscia di luce lo divide in due parti: si racconta la storia di una crescita, di una bambina che, sotto la guida dei suoi maestri, dovrà diventare adulta, «ovvero riuscire ad essere se stessa». La piccola è rappresentata come una bambola giapponese, quindi senza mani né braccia. Una favola che illustra in modo fantastico e immaginifico l’intero percorso di crescita e di arrivo alla conoscenza di una giovane donna. «Alla fine interverrà la musica di Puccini – dice Jolanda Cappi - e lo spettacolo diverrà quasi un pezzo di teatro danza».