Volontari all’assalto dell’esercito: 70mila domande per 23mila posti

Dal primo gennaio 2005 l’arruolamento non è più obbligatorio, ma gli aspiranti soldati fanno la fila al concorso per la ferma prefissata

Nino Materi

Nel 1998 un’inchiesta del Giornale svelò tutte le scappatoie (perfettamente legali) per evitare la parola di quattro lettere più temuta dai giovani: naia. Un odio che oggi sembra però essersi trasformato in amore. Abolita infatti dal primo gennaio di quest’anno l’obbligatorietà del servizio di leva, gli arruolamenti avvengono ora solo su base volontaria. Insomma, soldati si diventa per scelta e non più per legge. Come rileva l’inchiesta dell’agenzia Il Velino, nel 2005 le Forze armate italiane hanno registrato un boom di richieste; un «esercito» di ragazzi e ragazze col sogno di indossare la divisa militare nonostante la paga bassa (stipendio iniziale, inferiore ai mille euro), compensata però dalle forti «gratificazioni etiche» legate alla carriera con le stellette. Fatto sta che nel concorso per «Volontari in ferma prefissata» (Vfp1) - incarico della durata di un anno - a bando ancora aperto (scade il 23 agosto) sono state presentate circa 70 mila domande per 23.500 posti.
Cifre significative che vanno di pari passo anche con il nuovo identikit sociale del «soldato del terzo millennio»: la maggior parte dei candidati sono giovani diplomati provenienti da ambienti medio-alti.
Già nel 2004 un’indagine dell’Eurisko, aveva rilevato che il 12% degli italiani fra i 18 e i 25 anni era molto attratto dalle professioni militari e un altro 20% non escludeva di considerarle come possibili sbocchi lavorativi. Il sondaggio individuava inoltre il punto di forza dell’esercito nella «capacità di soccorso a popolazioni in situazioni di crisi e nella partecipazione a missioni internazionali». Il risultato della ricerca è che globalmente circa la metà dei giovani intervistati giudicava in maniera positiva la proposta di considerare il «militare professionale» come una possibilità di lavoro.
«Sicuramente c’è un aumento del numero di domande per molti concorsi che riguardano l’esercito – ha spiegato al Velino il tenente Valeria Giannandrè dell’ufficio Risorse organizzative e comunicazione (Roc) -. Ciò è derivato da diversi fattori. Innanzitutto la forza armata da qualche tempo si è presentata all’opinione pubblica in modo molto più aperto, con diverse iniziative che coinvolgono differenti fasce di età. Anche il rapporto con i media è cambiato: siamo sempre più presenti sui mezzi di informazione e nell’ottica della trasparenza, caratteristica di ogni istituzione dello Stato, comunichiamo e informiamo l’opinione pubblica dei nostri compiti e delle nostre attività».
«Il secondo aspetto - aggiunge Giannandrè - è che le azioni di stabilizzazione e ricostruzione che svolgiamo fuori dal territorio nazionale nelle missioni internazionali hanno fatto conoscere le multiforme realtà dell’esercito, capace di operare su più piani: dalla sicurezza alla cooperazione civile-militare, dal controllo del territorio alla sua ricostruzione. Il successo del reclutamento è dovuto infine al fatto che il periodo di un anno come volontario in ferma prefissata viene vissuto dai giovani come un’esperienza, come un momento di riflessione per capire se la vita in divisa è veramente quella desiderata». E se per «servire la Patria» si è disposti a fare grossi sacrifici.