Volontariato: l’unica politica senza colore

Marcello D’Orta

Affinché il sottoscritto non passi, tra i lettori italiani, come «il Geremia del Giornale», come colui, cioè, che si lamenta di tutto e di tutti (bisogna ammettere che su dieci articoli che firmo, nove manifestano dolore per qualcosa di perso - esempio la genuinità dei prodotti alimentari; i bei tempi andati; la mancanza di senso civico dei nostri ragazzi; il degrado di alcune città; chi vuole togliere i crocifissi dalle scuole eccetera), affinché dunque il sottoscritto non sparga solo lacrime fra i suoi lettori, questa settimana solleverò gli animi parlando di una cosa che in Italia funziona benissimo, e cioè il volontariato.
Almeno per questa volta, dovrebbero trovarsi tutti d’accordo: elettori di destra e di sinistra; femmine, maschi e trans; vecchi, giovani e Dorian Gray; credenti in Dio, agnostici e fedeli di Margherita Hack. Tutti, perché il volontariato tutti comprende: elettori di destra e di sinistra; femmine, maschi e trans; vecchi, giovani e Dorian Gray (un esempio di Dorian Gray? Gianni Morandi); credenti in Dio, agnostici e fedeli di Margherita Hack.
Negli ultimi anni, in Italia, le attività volontarie e gratuite svolte a favore della collettività da parte di singoli cittadini o di gruppi organizzati, sono aumentate in modo vertiginoso. Forse è la «risposta» alla perdita di significato che sembrano avere parole come bontà, amore per il prossimo, perdono eccetera, e anche quella verso chi crede che «Italia» sia solo sinonimo di lassismo civile, corruzione politica, criminalità.
Fino a non molto tempo fa, la figura del «volontario» era associata a quella di un prete, un missionario, o anche a un tipo un po’ sui generis, un «originale» cui non dovevano funzionare tutte le rotelle (esempio mio nipote, che ha lasciato l’università per andare ad assistere malati contagiosi in non so che strano paese dell’Africa). Oggi non è più così. La gente comincia a conoscere la verità, e la verità ci dice che chi si occupa di volontariato è nella maggior parte dei casi una persona inserita nel normale ambito sociale; essa può essere un sacerdote come un operaio della Fiat, un magnate del petrolio come un cassaintegrato, uno che ha tempo da spendere come uno che ha le ore contate (non nel senso che è a momenti per tirare le cuoia, nel senso che è indaffarato).
Il volontariato è un movimento di matrice cristiana (circa il 60% delle associazioni), per esempio la Caritas, ma esistono molte organizzazioni laiche, non meno attive, come l’Avis, la Protezione civile, il Soccorso alpino, ed altre che operano nei settori dell’istruzione, dell’assistenza sociale e sanitaria, della tutela dei beni ambientali, nel soccorso internazionale (soprattutto in aiuto di popolazioni colpite da calamità naturali). Un esercito di 4 milioni di persone che vanno in giro per l’Italia ad alleviare le pene del prossimo, chi mettendo (anche) mano al portafoglio, chi semplicemente affidandosi a una parola o un gesto di conforto.
A noi non importa un fico secco che tra questo esercito anonimo ci siano fascisti, comunisti, atei, seguaci della new age, eterosessuali, gay, appartenenti alla razza ariana, ebrei, zitelle, donne sposate, tifosi del Milan, tifosi del Canicattì, giovani, vecchi, animalisti, fantini del Palio, padani, meridionali, neri, bianchi, gialli, o a pois. Noi li giudichiamo per quel che fanno, e quel che fanno è il meglio che possa fare un uomo: amare il prossimo.
O c’è qualcuno tra i miei lettori che anche su questo punto ha qualcosa da ridire?
mardorta@libero.it