La volpe del deserto ora è grigia

Si è presentato a rapporto alla base aerea di Balad impeccabile come sempre, deciso a volare alto come ai vecchi tempi. Ha volato in Giappone, in Corea, in Vietnam, aveva tanti buoni motivi per tirarsi indietro. Ma non ne ha scelto nemmeno uno. Il tenente colonnello Herbert Carter ha 86 anni, ed era già un po’ che voleva venire qui in Irak, a combattere per il suo Paese. In fondo si è congedato solo 60 anni fa, alla fine della Seconda guerra mondiale, e a guardarlo bene non è poi cambiato molto. Già allora era un tipo sveglio, simpatico, orgoglioso. Un nero che non sapeva stare al proprio posto a meno che non fosse la carlinga del suo caccia da guerra. Faceva parte del 332mo Fighter Group della US Air Force, li chiamavano Tuskegee Airmen, venivano dall’Alabama, erano i primi piloti neri e combattevano due guerre, una contro i nazisti sui cieli d’Europa, l’altra contro il razzisti nella propria terra. Perché l’America di allora non li considerava abbastanza capaci, né degni, di far parte dei Top gun. Formarono quella pattuglia per farne carne da cannone, in più di 200 missioni furono gli unici a non perdere nemmeno un aereo. Nonno Herbert si è rimesso in pista sapendo che il tempo non è più molto. Adesso che ci crede anche l’America, è lì per spiegare ai suoi nipoti quanto sono capaci, e degni, i piloti di colore. Perché il 332mo c’è ancora, tutto di neri, orgoglioso come mai, stretto intorno a lui. E ci vorrà un altro mondo per abbatterli.