Volpi: «Basta schiaffi alla Samp È l’ora di dare pugni, per primi»

Nessun faccia a faccia tra Beppe Marotta e la squadra, mentre l'amministratore delegato della società di Corte Lambruschini ieri a Bogliasco si è intrattenuto a parlare prima dell'allenamento con Walter Mazzarri. Sabato contro la Reggina la Sampdoria dovrà mostrare l'altro suo volto, dopo la batosta subita a Livorno. Così a suonare la carica è stato il capitano Sergio Volpi: «Dobbiamo ritrovare convinzione, concentrazione e cattiveria. Non abbiamo la continuità necessaria - ammette il numero 4 blucerchiato -, non riusciamo a dare un'impronta al nostro campionato. E' così dall'inizio, visto che alterniamo prestazioni positive ad altre come Catania o Livorno. Questione di testa? Penso di sì, perché se il cervello funziona le gambe lo seguono anche quando non sono al massimo. La verità è che con la testa non eravamo quelli di Cagliari: due gol subiti e nessuna reazione».
Problemi di testa, quindi, anche perché la Samp comunque parte male anche quando vince. Ma secondo Volpi non è una questione di approccio sbagliato alla gara: «Il mister per tutta la settimana ci dice quel che dobbiamo fare la domenica, solo che a volte riusciamo a rispondere sul campo e a volte no. Ormai i meccanismi di Mazzarri li abbiamo assimilati, è da luglio che siamo insieme: però non sempre ci mettiamo la grinta che qua e là abbiamo dimostrato di avere. Non sappiamo reagire, prendiamo uno schiaffo e stiamo a guardare; credo sia l'ora di colpire noi per primi con un pugno, una volta tanto». Un dato però è certo: quando la squadra va in vantaggio alla fine vince: «Tentenniamo, magari usciamo alla distanza, invece occorre essere più convinti, e durare dal primo all'ultimo minuto. Guardate Livorno: una partita nata male e finita peggio. Dobbiamo aiutarci di più, perché i mezzi ci sono. Solo così possiamo uscirne fuori».
A cominciare da sabato con la Reggina. Un appuntamento che la Sampdoria non può permettersi di sbagliare, ma soprattutto una sorta di ultimo appello per Mazzarri che dovrà tirar fuori dalla sua squadra quel carattere che fino ad ora è mancato.