La prima volta fu nel 1896 con Toscanini

La Bohème, opera in quattro atti di Giacomo Puccini su libretto di Illica e Giocosa, fu rappresentata per la prima volta il 1° febbraio del 1896 al Teatro Regio di Torino: direttore Arturo Toscanini.
Alla Scala sarebbe arrivata l’anno successivo con Angelica Pandolfini come Mimì e Fernando De Lucia Rodolfo. Sul podio c’era Leopoldo Mugnone.
Scherza sull’entusiasmo del pubblico alla «prima» milanese, il recensore de La Lombardia scrivendo: «... dell’entusiasmo? Alla Scala? In questa stagione? (15 marzo 1897, ndr). Per convincere gli increduli mi son fatto dare delle dichiarazioni scritte da alcuni abbonati... Come cronaca della serata registro gran folla nel teatro nei palchi nelle poltrone e nel cervello della Scala, vulgo, loggione». Alla fine conclude: «Sei chiamate a Puccini, il quale appare molto soddisfatto, perché aveva più paura del giudizio di Milano che degli altri della penisola...».
Sul Corriere della Sera, il giorno dopo la recita si leggeva: «Tirando le somme: uno spettacolo eccezionale, un successo grandissimo... Non sono riuscito a contare quante volte gli interpreti e l’autore hanno dovuto presentarsi alla ribalta, ma si tratta certamente d’un numero superiore ai venti. In ultimo poi si sono avute ovazioni e acclamazioni senza fine... ».
Il critico del Sole commenta: «Noi, che precedentemente, sulla nuova musica non abbiamo espresso giudizio, sentiamo questa volta, di essere completamente d’accordo con il pubblico. Perché, se l’opera è chiara e facile, dovremmo pretendere che fosse più densa e meno prontamente comprensibile? Perché, se il sentimento che sgorga dai personaggi stessi del dramma viene compenetrato nella musica, dovremmo chiedere a questa con altra forma la commozione? E perché dovremmo fare questione di forma?... a noi sembra che nella musica della Bohème si contenga appunto ciò che dovremmo pure domandare a qualunque altra forma musicale: il pensiero il sentimento, la misura, l’efficacia, l’effetto. Certamente Puccini cerca di accontentare il pubblico per averne più facilmente gli applausi; egli soprattutto, cerca di essere teatrale... Ebbene ammettiamolo pure, ma non si dica mai che questa del Puccini non sia musica nel suo complesso, sentita intimamente e scritta con sincerità e rispetto all’arte... ed il pubblico ieri sera è stato vinto e come si è lasciato vincere volentieri!».