Volta & Gabbana

Va bene, la coerenza è la virtù degli imbecilli come già dissero Oscar Wilde ed Eugenio Scalfari. In politica, poi, tradire pare quasi un dovere, una banalità, un passaggio fisiologico che è precluso solo a chi non capisce come gira il mondo. Sostenere il contrario di quanto si sosteneva in gioventù, o un paio d’anni fa, pare diventato la serafica regola e non l’eccezione, non una peculiarità ma l’immancabile requisito dell’uomo di mondo. Non faccio nomi, non ne ho voglia, non serve. Ma ci sono in giro liberali che un tempo combattevano il liberalismo nelle piazze: e io per esempio il liberalismo nelle piazze non l’ho mai combattuto, voi? C’è chi propugna campagne mondiali contro l’aborto, e però in vita sua ne ha condivisi tre: e a me non è capitato, tre aborti io non li ho condivisi, voi? Un mio noto collega scrive caterve di libri contro un certo islam, e però anni fa inneggiava pubblicamente all’ayatollah Khomeini: e io non ho mai inneggiato a Khomeini, voi? Per non parlare dei filo-israeliani che erano filo-palestinesi, gli incensatori del libro di Mario Calabresi che inneggiarono alla morte del padre, i garantisti ex forcaioli, i neo-craxiani che lo lapidarono: possibile che il destino dei coerenti, dei patetici coerenti, sia solo quello di perdere treni?