«Per la prima volta Genova al centrodestra»

(...) «due persone che non appartengono al vecchio mondo della politica, perché abbiamo bisogno di gente nuova, anche Forza Italia ne ha bisogno» avverte Berlusconi. Musso e Oliveri. Lui specializzato nelle esatte materie in cui Genova deve specializzarsi, portualità, infrastrutture, urbanistica, sviluppo. Lei che «è fatta apposta per far funzionare un’istituzione misconosciuta come la Provincia, che richiede competenze in materia e per le quali Renata ha l’esperienza che le consentirà di essere concreta». S’è studiato i loro «trascorsi», dice Berlusconi dei due candidati che abbraccia sul palco in un delirio di flash, «e tralascerò solo quelli amorosi di Renata perché suo marito è in sala» ride. Che dire di Musso? «È un concertista di organo», il che depone a suo favore ovvio, e poi ecco, «qualcuno ha cercato di mettere una barriera fra me elui, ma io mi sono andato a rivedere le dichiarazioni critiche che fece anni fa nei miei confronti e devo dire che aveva fatto bene in quella occasione a dire che avevo torto».
Quanto al da farsi, Berlusconi parla di una città che, fra deindustrializzazioni e prepensionamenti, «guardo da sempre con preoccupazione», del «progetto importante di collegare il porto al Nord Europa», del benedetto Terzo Valico che «porterebbe al porto un incremento annuo del 10-12 per cento contro il 2 attuale ed è ciò di cui Genova ha estrema necessità», ma vaglielo a spiegare alla sinistra. Del resto, spiega Berlusconi che «non ci si può non preoccupare di come sta governando il centrosinistra», Fausto Bertinotti che «ancora vuol abolire la proprietà privata», Romano Prodi che, «choccato dalla caduta del suo governo a causa di Rifondazione, adesso ne è ostaggio e ossequia la sinistra massimalista». E così, a proposito, c’è anche spazio per un’aspra critica a Marta Vincenzi la candidata dell’Ulivo, presidente della Provincia quando Berlusconi era premier: «Mi preoccupa che alle primarie corra una persona che al G8 del 2001 pronunciò frasi da rabbrividire sull’ospitalità che secondo lei avremmo dovuto dare ai no global». Parla in due riprese, Bertlusconi. La prima appena arriva nell’affollatissimo auditorium, la seconda dopo aver ascoltato dalla prima fila gli interventi dei due candidati. Torna sul pèalco e dice: «Sono felice, abbiamo scelto davvero bene, mi riconosco pienamente nella loro esperienza e personalità, e credo ci daranno le soddisfazioni che aspettiamo e che meritiamo». Lui, ammette di esser parecchio sofferente di non essere più al governo, «non che io sia inattiovo, c’è molto da lavorare, ma prima ogni sera sentivo di aver fatto qualcosa per il Paese».
Ecco. Adesso che «questo governo invece non produce nulla di nuovo e anzi distrugge quel che abbiamo fatto noi», Berlusconi ha deciso che è da qui, da Genova, che ricomincia la corsa per riprendersi l’Italia: «Dobbiamo prepararci a sostituire la sinistra al governo del nostro Paese. Le prossime amministrative dovranno essere il secondo passo dopo la nostra vittoria in Molise. Ho volutamente scelto Genova, che è la città più importante che va al voto: da qui deve arrivare un messaggio chiaro, le ammnistrative hanno un forte valore politico». E allora dice Berlusconi che «bisogna dire a questa sinistra...», neanche il tempo di finire e si leva una voce dalla platea: «Che deve andare a casa» suggerisce una signora. «Rozzo ma efficace - sorride Berlusconi -, viva le donne che, al contrario di noi maschietti, trovano sempre le soluzioni più semplici e intuitive». E allora «affettuosi auguri» a Enrico e Renata, «viva Genova, viva l’Italia e viva la libertà» e se non fosse chiaro: «Vin-ce-re-te e vin-ce-re-mo». Poi è bagno di folla irrimediabile e totale.