"Una volta con la Juve eravamo sfavoriti ma ora..."

Il romanista De Rossi parla del big match nella Capitale: "La sfida di domani ha un sapore diverso, è equilibrata visti i nostri risultati e il blasone bianconero"

da Roma

All’inizio degli anni 80, quando anche nella capitale si cominciava a respirare aria di tricolore, Roma-Juventus era considerato il derby d’Italia. Nacque allora la rivalità che la storia ha contribuito a inasprire. Ma quella in scena domani (il primo Roma-Juve alla luce del sole dopo nove anni) è una sfida che ha anche il sapore dell’azzurro. Il Mondiale vinto a Berlino ha infatti cementato il rapporto tra molti calciatori giallorossi e bianconeri.

Una volta Roma-Juve era nel dualismo tra numeri dieci, tra Francesco Totti e Alex Del Piero. «Non ho mai litigato con lui, tra noi c’è un rapporto di stima perché ci apprezziamo molto, forse ci sarebbe piaciuto giocare di più insieme», ha detto ieri lo juventino. Domani si troveranno di fronte («sarà una sfida elettrizzante», ha sottolineato Alex) mentre il loro rapporto con l’azzurro ha avuto una svolta: il primo ha chiuso le porte a Donadoni («ma se fossi stata in Francesco, avrei continuato, gli avevo scritto anche un sms per tentare di convincerlo», ha confidato in un’intervista la moglie Ilary Blasi); il secondo potrebbe farlo presto, se il ct non lo impiegherà nel ruolo più gradito.
Oggi Roma-Juve è, nell’immaginario collettivo, anche la fortunata apparizione «bipartisan» negli spot sul campionato, vedi i compagni di nazionale Buffon e De Rossi, prodotti dell’«annata migliore di sempre», come recita il jingle di Sky sulla serie A. E in tema di «spettacolo» la mente non può che correre alla notte magica del Circo Massimo nel luglio 2006, quando Totti e De Rossi sembravano orgogliosi del pubblico romano che festeggiava gli azzurri campioni del Mondo e Del Piero si presentò a petto nudo stile Freddie Mercury davanti ai tifosi.

«Speriamo che abbia la stessa grinta domenica in campo...», ha scherzato ieri il portiere bianconero Buffon, applauditissimo ogni volta che calca il suolo della Capitale.
Gli «italiani» romanisti e bianconeri sembrano così meno avversari di una volta. Inevitabili i toni distensivi della vigilia. «Ci apprestiamo a giocare questa partita in un clima sereno, a differenza degli altri anni, quando saltavano fuori fantasmi del passato», ha detto ancora Buffon, che ricorda il primo cucchiaio di Totti («lo segnò a me, addirittura di sinistro, indimenticabile...») e che come lui stesso rivela è stato vicinissimo ai giallorossi. «Quando andai via da Parma, sono stato a un niente dalla Roma, ma poi Sensi decise di comprare Pelizzoli, poco più giovane di me e all’epoca sulla cresta dell’onda. Credo che non avesse le risorse per sobbarcarsi un costo così oneroso».
Ora a difendere l’ermetica porta della Roma è Doni, elogiato dal numero uno azzurro. «Il brasiliano (ancora imbattuto ndr) è tra i primi tre portieri in assoluto, lo dico da due anni. Anche in un momento di appannamento avevo visto delle qualità che mi erano piaciute, come l’intraprendenza. Curci? Per le qualità che ha, può tranquillamente giocare in serie A». Doni ha fatto sapere di aver gradito i complimenti e ringrazierà Buffon nel sottopassaggio dell’Olimpico.

Il fair play impera, ma la personalità espressa dalla Roma ha impressionato l’ambiente juventino. «Loro sono più forti di noi - ha concluso Buffon - in questo momento mostrano il miglior calcio d’Italia e forse d’Europa, è la Juve la squadra che deve fare l’impresa. Le loro chance di scudetto? La Roma può calare le sue carte, a patto che sia continua nel rendimento».
Il vento è cambiato, la Roma che affronterà la Juve ha i favori del pronostico anche per i bookmaker. «La sfida con i bianconeri ha un volto diverso - ammette De Rossi, a lungo sogno proibito della dirigenza bianconera, ma che proprio Capello (che poi passò dalla parte del nemico) non fece scappare da Roma - prima noi l’affrontavamo sempre da sfavoriti. Oggi c’è una sorta di equilibrio, inevitabile visti i nostri risultati e il loro blasone. E la partita di domani avrà un sapore particolare soprattutto per noi romanisti perché avremo davanti una squadra forte con grandi individualità e con voglia di rivincita dopo la B. Cosa temo della Juve? Il loro orgoglio e la classe di tutti i giocatori, da Del Piero a Trezeguet passando per Nedved». Già, quel Nedved che con la Roma sembra avere il dente avvelenato e che nell’amichevole estiva ebbe un confronto verbale duro con Mexes. «Mi sta sulle palle», disse il francese dopo la partita di Cesena. «Nedved? C’è altro a cui pensare - ha sottolineato ieri il difensore -. Mi dispiace di avere usato quelle parole, anche se è così... Ora però tutto questo è il passato, domani il compito di marcarlo sarà di Marco (Cassetti, ndr). È un grande calciatore e per questo lo rispetto, ma di come si comporta non parliamo, lo vediamo ogni domenica». La piccola scintilla accesa parla straniero. Ma se non ci fosse, non sarebbe Roma-Juve.