La prima volta di Marquez in scena

«Sono anni che auspico che questo festival di Viterbo diventi una vetrina del teatro italiano paragonabile ad Avignone, e non solo per gli spazi in cui si snoda, molto simili a quelli della cittadina francese, ma anche e soprattutto per l’attenta ricerca internazionale che lo connota. Credo che il confronto con l’estero sia una reale necessità per il nostro teatro». Maria Rosario Omaggio sposa con calore le linee programmatiche della rassegna «Quartieri dell’Arte», giunta all’XI edizione e diretta anche quest’anno da Gian Maria Cervo e Alberto Bassetti, e anzi la sceglie come luogo d’elezione di un’anteprima davvero speciale. L’11 settembre, infatti, sul palcoscenico del Teatro dell’Unione l’attrice romana darà corpo e voce a Graciela, moglie disperata e passionale ritratta in Diatriba d’amore contro un uomo seduto, unico testo teatrale di Gabriel Garcia Marquez, in uscita proprio in questi giorni nelle nostre librerie edito da Mondadori. Sulla copertina del libro c’è una foto di scena «rubata» allo spettacolo (regia di Alessandro D’Alatri) «e la cosa non può che emozionarmi enormemente - prosegue la Omaggio - anche perché inseguo questo progetto da circa un decennio e vederlo realizzato mi sembra un sogno». Tanto più che proprio nel 2007 cadono delle ricorrenze importanti come i 40 anni dalla pubblicazione di Cent’anni di solitudine, celebre long seller dello scrittore colombiano, e i 25 anni dal conferimento del Premio Nobel. Ma il lavoro di Marquez - atteso dal 2 ottobre al Quirino - è solo uno dei titoli di richiamo internazionale inseriti nel carnet delle proposte festivaliere. Un’ampia sezione della vetrina (che si apre l’8 settembre per chiudersi il 30 ottobre e che prevede molti lavori anche a Caprarola) è infatti dedicata ai classici contemporanei e «vi trovano spazio - spiega lo stesso Cervo - autori quali l’americano William Mastrosimone (di cui viene proposta la pièce Lo scultore, in prima europea) e l’irlandese Brian Friel, drammaturgo prediletto da Peter Brook di cui presentiamo Making History diretto dal conterraneo Geoff Gould». Titoli che ben intercettano le intenzioni degli organizzatori («sondare il rapporto con il classico e con i generi, lanciando una sfida ai giovani drammaturghi italiani affinché lavorino sulla tecnica») e che altrettanto bene si armonizzano con gli altri due filoni portanti del festival: riscritture dei capolavori del ’900 e sperimentazione sui generi. Ecco dunque un autore sovversivo e geniale come Martin Crimp (padre putativo della scomparsa Sarah Kane) offrirci una versione molto colloquiale de Il gabbiano di Cechov (Sandro Mabellini la porterà in scena a metà settembre); lo stesso Cervo cimentarsi in una reinvenzione drammaturgica («fortemente incline al realismo magico di Eduardo», sottolinea) della novella Dal naso al cielo di Pirandello, prevista anch’essa a Viterbo il 10 ottobre con la regia del britannico Malcolm McKay e attori del Centro Sperimentale di Cinematografia; Patrick Marber, celebre autore della commedia/film Closer, modificare alla radice il dramma Signorina Julie di Strindberg per ambientarlo negli anni ’40 e mettere in luce la grettezza della società conservatrice e perbenista dell’epoca (si intitola After Miss Julie e lo vedremo a Caprarola); ecco infine il Beckett lieve e funambolico rivisitato da Miguel Guerberof nel suo Commedia de Beckett. Sul fronte invece della contaminazione e dell’esplorazione dei generi, vista la varietà e la vastità dei progetti in campo, segnaliamo almeno Turbamenti notturni di Riccardo Reim, storia di degrado sociale in bilico tra declinazioni splatter, noir e surreali (il 25 settembre a Caprarola con la regia dello stesso autore) e la ripresa de La gabbia di Bassetti (anche interprete e regista) in una nuova versione che accentua le venature noir del testo.
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