La prima volta di Michelle è un inchino all'ex marito Eros Ramazzotti

Debutto emozionato della conduttrice che intona "Adesso tu" con cui Eros esordì al Festival. Poi la showgirl parla del cantante: "E' l’unica persona con cui ho fatto qualcosa di buono". E saluta la piccola Aurora

Sanremo - Due minuti, forse nemmeno quelli. Ma una fetta grande e bella di vita. Passata, smarrita, riacciuffata. Michelle Hunziker è tornata signora Ramazzotti, in quel breve giro di orologio, con la voce piccola, tenendo il microfono con le mani tremanti, addobbata come una sposina sulla torta nuziale e il sorriso bianchissimo come il suo viso improvvisamente di porcellana, per l’emozione, lo struggimento d’amore.

Bellissima, incantevole e incantata, ha cantato Adesso tu, con lo sguardo fisso verso la telecamera e verso Eros che di sicuro da qualche parte stava ad ascoltarla e forse a ridisegnare giorni più felici. «Una cosa bene ho fatto nella mia vita, una sola cosa e l’ho fatta con quell’uomo». Parlava di Aurora, figlia.

Psicodramma d’avvio nella serata che ha aperto i giochi sanremesi. Michelle ha incominciato spiazzando tutti, quelli che Zelig, quelli che Striscia la Notizia, quelli che Scherzi a parte. Nessuna gag, erano lacrime vere, poche ma vere, dentro l’abito dorato valentiniano che la faceva ancora più perfetta e quel tatuaggio leggero sul braccio destro, unico segnale di trasgressione rossocrociata.
Pippo Baudo ha giocato il ruolo del badante, vestito di velluto in smocking, con gilet damascato di seta ma con cravatta drammaticamente funerea. Dunque ha scosso la bionda, intuendo che se Sanremo è Sanremo Michelle non era ancora Michelle. Questo deve fare e sa fare il vero presentatore, se poi costui è l’uomo di Militello allora il resto è roba piccola.

Si va, comunque, si deve andare, e la Hunziker ha preso a entrare dentro la festa, a capire il festival, scaldandosi con l’italianen Piero Mazzocchetti, da sette anni in Germania, scoperto da Karl Heinz Rummenigge non su un campo di fussball della bundesliga ma in una serata bavarese di canzoni e würstel. Michelle ha dialogato in tedesco, scenetta tipica da sturmptruppen che è andata a ripetersi quando Mariangela ha cantato la sua Ninna nanna e allora Michelle ha voluto ricordare la cantilena dedicata ad Aurora, accennandola in lingua originale bern deutsch, più dolce e graziosa del dialetto spigoloso di Zurigo e affini. Per una vissuta a Ostermundigen che sembra la striscia da leggere sul tabellone dell’oculista, per una vissuta in quel posto lì che fa sanguinare le gengive soltanto a pronunciarlo, dalle parti della capitale, Berna appunto, è diventato allora un bel festival.

L’irruzione di Piero Chiambretti, davanti al logo di quattro monoscopi dei tempi di una tivvù che fu, è servita ad impacchettare la coppia un po’ stranita da tante cose: «Visti gli ingaggi Michelle è la banca svizzera e Pippo è il banco di Sicilia. Comunque io sono tornato ed è caduto il governo, mi giro e non trovo più un comunista. La sola rossa è Milva. E allora facciamolo noi il governo, qui a Sanremo. Propongo presidente del consiglio Baudo, alle finanze Zero Assoluto, allo sport gli Stadio, alle pari opportunità? Non lo dico se no mi bacia sulla bocca». Qualunque riferimento a Fabrizio Del Noce, presente, sorridente, «ente» in primissima fila, era puramente voluto.

Baci e abbracci un po’ per tutti, offerti dalla Hunziker finalmente sciolta ma forse ancora troppo sovrastata nelle presentazioni dal signor Baudo, come lo chiama Cornacchione. Il quale Antonio ha provato a far saltare il banco, prima dirigendo l’orchestra per un Forza Sanremo con variazione su Forza Italia, quindi con il repertorio del povero Silvio ma con il botto finale, quando è sbucato Romano Prodi, l’imitazione del suddetto, ovviamente, tra lazzi goliardici e strizzate di testicoli perché questo ormai fa parte della gag di qualunque ospite comico e affine. Per fortuna la Hunziker, fasciata da un abito inquietante, ha rimesso le cose a posto con balli e canti, accompagnata da bimbi rapper e danzatori, mentre il festival stava quasi per addormentarsi.