La prima volta non piacque

L e Nozze di Figaro, commedia per musica in quattro atti di Wolfgang Amadeus Mozart, su libretto di Lorenzo Da Ponte, andò in scena per la prima volta il 1° maggio del 1786 al Burgtheater di Vienna. Il Teatro alla Scala avrebbe ospitato l'opera mozartiana solo nel marzo del 1816 con Filippo Galli come Figaro, Teresa Zappucci (Cherubino), Carolina Bassi (Susanna) con Ambrogetti (Conte d'Almaviva), Marchesina (la Contessa).
Tanto il Don Giovanni, proposto pochi mesi prima (27 marzo 1815), che Le Nozze di Figaro, non entusiasmarono il pubblico milanese.
Il critico del Corriere delle Dame, cosi scrive sulla "prima" milanese delle Nozze di Figaro: «… l'opera, acclamata in tutti i teatri d'Europa da circa trent’anni, in Milano la rappresentano ottimi cantanti, ma con poco buon successo… ».
Il recensore de Il Corriere Milanese, meno sbrigativo, esamina l'opera più attentamente, anche se con un suo metro personale: «Queste Nozze, tanto fruttifere in ogni paese, minacciano d'essere fra noi come quelle dei vecchi; vale a dire sterile e tristi: la prima ragione si è perché sono male assortite; e la seconda (conseguenza della prima) perché sono mediocremente eseguite. Nessuna parte del dramma è tagliata sul dosso de' nostri cantanti; quindi la musica sublime di Mozart perde in certo modo la sua originalità, il suo colorito, la sua espressione. Ciò nondimeno rimane ancor molto da ammirare per noi; giacché, quand'anche nella molteplicità dei cantabili non ce ne avesse che pochi sostenuti un po' meglio del resto, varrebbero essi soli un'opera intera. Tali sono per esempio un duetto, un'aria, un terzetto, i finali e… poco più… ». Termina la sua funzione di critico osservando: «Crederei peraltro che di giorno in giorno la musica acquisterà maggior pregio agli occhi del pubblico secondo che i virtuosi (gli interpreti ndr) andranno in essa rinfrancandosi e si metteranno meglio d'accordo fra loro; cosa d'altronde difficile da ottenersi… ». E, finalmente, ammette definitivamente: «… le doti principali della musica di Figaro sono la semplicità della melodia, l'eccellenza dell'istromentazione, la bellezza del contrappunto che sostiene i pezzi concentrati, e una grande varietà di pensieri vaghi e peregrini. Oltreacciò la musica è sì caratteristica che partecipa essenzialmente all'indole dei diversi personaggi del dramma e ne dipinge al vivo gli effetti e le situazioni... ».
Sullo stesso giornale, il Corriere Milanese di qualche mese dopo, in pieno agosto, il recensore di turno fa l'enigmatico e scrive: «Bello! Veramente bello, ed anche morale si è il nuovo sistema di raccogliere qua e là gli spartiti cento volte ripetuti in un anno! Dico morale, perché agevola mirabilmente le vie onde gli spettacoli della Scala cedano il passo a quelli de' teatri minori, ciò che si chiama, non già opera seria o giocosa, ma opera pia!»