Un voltagabbana che tradisce la democrazia

Melanconica considerazione su come Napolitano sia stato eletto. Contiamo sulle dita la percentuale di rappresentanza popolare che ha imposto, dopo giochi di palazzo, il nome di un ex comunista al Quirinale. Il Senato non ha avuto la maggioranza popolare anche perché i voti all’estero sono stati una farsa. Ne so qualcosa vivendo all’estero. Voltagabbana come Follini possono cambiare la volontà popolare impunemente. I media di regime truffano la verità e sostanzialmente ignorano ad esempio le menzogne riguardanti il merito della ripresa economica che non c’entra nulla, perché non può c’entrare, con Prodi & C. E l’Italia sarebbe una democrazia? Ma fatemi il piacere!


Certo che no, caro Cipollone. Il capo dello Stato non ha provato nemmeno a salvare la faccia, che poi ci voleva davvero poco: un mandato esplorativo, la richiesta di un Prodi bis, un secondo giro di consultazioni, tutte meline assai sperimentate oltre che di sicura efficacia. E invece questo Giorgio Napolitano tutto azzimato nel suo ruolo di zio della Patria ti va a rinviare alle Camere un Prodi che più spompato non si può, che più impallinato non si può, che più vaso di coccio fra vasi di ferro non si può, che più ricattabile e ricattato non si può. Che più maldestro, che più inetto non si può. Eppure mai nella storia repubblicana il Quirinale si è trovato in una situazione così favorevole a ricoprire il ruolo di notaio superpartes: la nazione e il Parlamento che la rappresenta sono infatti chirurgicamente divisi in due, ciò che fa venir meno ogni pretesto, anche “alto”, per favorire una delle parti in causa. Assolutamente inedito è poi l’appiglio che ha indotto Napolitano a battere la strada del rinvio alle Camere: la pubblica esibizione di un - uno solo, uno di numero - Gano di Magonza disposto per un piatto di lenticchie a svendere se stesso e il Paese. Non che i rinnegati rappresentino una novità, nel circo della politica. Ce ne sono sempre stati, talvolta a frotte. Ma se ne stavano nell’ombra, come i sorci. E mercanteggiavano il prezzo del tradimento sottoscala, non davanti alle telecamere. E soprattutto non con quella faccia da Follini che Follini si ritrova.
Questa rimane, a mio giudizio, la conseguenza più deleteria del giro di valzer intrecciato da Napolitano e Prodi: l’aver dato rilievo istituzionale e una immagine meritoria, da salvatore della Patria, al tradimento del proprio elettorato, ovvero al crimine peggiore che si possa commettere in una democrazia rappresentativa. Probabilmente (quando si pasticcia col pallottoliere, quando si bazzica il mercato delle vacche l’ultima parola non è mai detta) calando il due di coppe di Follini il presidente Napolitano consentirà al governo di sopravvivere a se stesso per qualche settimana ancora. Ma avrà inferto un colpo ferale alla credibilità democratica dell’Italia, scavato una voragine tra il Palazzo e il Paese. Per questo poi si viene ricordati, non per il forbito parlare, l’eleganza del tratto o il taglio sartoriale del doppiopetto.
Paolo Granzotto