Il voltagabbana vuol FareFuturo con il passato

Caro Granzotto, leggo di sempre di nuovi esponenti o parlamentari del Pdl che sono in procinto di passare con Fini. Me lo può spiegare questo esodo? Che cosa li muove a cambiar gabbana?
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La spiegazione è tutta in quel «procinto», caro Metelli. I potenziali transfughi sono «sul punto di»: decideranno poi se farlo, il passo, e traghettare così sulla sponda farefuturista. E ciò dipenderà dalla qualità e quantità dell’offerta. Mica penserà che un Roberto Rosso indossi la casacca dei finiani a titolo gratuito. Rosso, che politicamente nasce democristiano e dunque con un imprinting molto particolare, molto orientato alle pastette e ai piccoli tatticismi, ha già grattato il barile prima di Forza Italia e poi della Casa della Libertà. Con risultati modesti e che lui certo non ritiene all’altezza della sua statura politica. Ecco perché sta guardando con tanto interesse al barile dei finiani: sapendo benissimo che sono stati stesi tappeti rossi ai disertori e che quel barile, essendo nuovo di trinca, è ancora ben colmo, probabilmente è lì che tira sul prezzo. Un incarico di prestigio, una poltroncina da qualche parte, un collegio sicuro per essere rieletto alla Camera... cose così, cose di potere. E il discorso vale per tutti i compari di Rosso «in procinto». D’altronde nessuno di essi ha trovato la necessaria quantità di bronzo per farsene la faccia necessaria a motivare con argomenti politici o culturali il probabile salto della quaglia. Non ho sentito nessuno dire: vado con Fini perché il suo programma, le sue idee sulla necessità di portare al 30 per cento la tassa sul reddito da capitale, che è poi il reddito dei risparmiatori, del popolo dei Bot, mi convincono. Al massimo manifestano un senso di insofferenza nei confronti del Cavaliere, innaffiando così il proprio orticello dell’antiberlusconismo, carta da giocare per guadagnarsi la stima di quei «sinceri democratici» che oggi fanno un tifo da stadio per Gianfranco Fini.
C’è un termine non propriamente politicamente corretto, ma molto popolare, per definire tutto ciò. Mercato delle vacche. Bé, caro Metelli, quel mercato è in corso e vacche e sensali stanno dandosi un gran daffare. Tutto pienamente legittimo, visto che a cambiar gabbana non si paga pegno per via dell’articolo 67 della «Costituzione più bella del mondo», quello che esclude, appunto, il vincolo di mandato fra eletto e elettore. Oddio, resterebbe il vincolo morale, ma lei capisce, caro Metelli, che trattando di ciò che stiamo trattando, sul senso morale degli attori in scena è meglio non fare affidamento. Senza aggiungere che nessuno come il voltagabbana è attrezzato per mettere a tacere la propria coscienza, sempre ammesso che ce l’abbia. Per concludere, lo spettacolo al quale stiamo assistendo non è certo bello né edificante, però io ci vedo il lieto fine, anche se non riservato ai magonzesi. Il fatto è che la brigata in procinto di passare armi e bagagli ai farefuturisti crede d’andar lontano, ma finirebbe solo per consegnarsi nelle mani dei dioscuri del nuovo partito: Carmelo Briguglio e Italo Bocchino. Capito, caro Metelli? Briguglio&Bocchino. Vorrà riconoscere che per un girella ambizioso non c’è castigo, non c’è tormento peggiore di questo.