A volte ritornano: Rutelli si candida ma «con riserva»

L’ex sindaco si concede dieci giorni per decidere

Magari con riserva, ma a volte ritornano. Francesco Rutelli annuncia la sua candidatura a sindaco di Roma, ma prima di rompere gli indugi e tornare a correre per quella poltrona che ha già occupato per otto anni si assegna un «mandato esplorativo» di dieci giorni per «ascoltare la mia città» e decidere «se vi sono effettivamente le condizioni per accettare».
L’ex «sindaco in motorino» comunica la sua quasi candidatura al settimo piano dell’hotel Es, e la pausa di ascolto che ha deciso di concedersi non è la sola sorpresa del giorno. Nelle parole con cui accetta di valutare «la valanga di inviti e incoraggiamenti» a tornare all’assalto del colle capitolino non mancano accenni critici verso Walter Veltroni. Eppure il leader del Pd di fronte alle telecamere di Matrix aveva benedetto il ritorno del suo predecessore: «Sì, mi piacerebbe se Francesco tornasse. Mi auguro una scelta molto forte di continuità con gli ultimi 15 anni della storia di Roma, che è passata da città sonnacchiosa a città dinamica». Rutelli, invece, liquida la celebrazione dei «fasti veltroniani» nel primo dei tre punti che sottolinea nel suo discorso, peraltro assumendosene, giustamente, parte del merito. «Il cambiamento di Roma grazie alle amministrazioni Veltroni e, dall’inizio, Rutelli, è stato tra i più straordinari a livello nazionale e internazionale». Poi la musica cambia. La prima stilettata arriva quando il ministro per i Beni culturali fa proprio uno dei cavalli di battaglia dell’opposizione, e ricordando le «sfide difficilissime» che aspettano Roma sottolinea l’urgenza di avere «un sindaco a tempo pieno».
Quanto alla «forte continuità» reclamata da Walter, Rutelli la pensa diversamente, e promette una «radicale novità nelle proposte alla città». Tant’è che arriva persino a rompere con la sua stessa «bellissima esperienza» da primo cittadino, chiarendo che la sua «eventuale» candidatura non sarà un remake di quell’avventura: «Cambia il mondo, cambia la società, cambiano i romani. Dobbiamo spalancare le porte al cambiamento», proclama. Snocciolando in anteprima alcune priorità che la propaganda veltroniana dava più o meno per raggiunte. Rutelli sogna una città «più tecnologica ed ecologica del mondo», che sia «capitale mondiale della cultura e della creatività».
A margine della rapida presentazione, l’ex leader della Margherita ritorna più volte sulle «difficoltà» della capitale, sul bisogno di «ascoltare cosa c’è nel cuore dei miei concittadini, le loro ansie e preoccupazioni». E manda un altro siluro al «modello Roma». «Le sfide di oggi - chiosa - sono più difficili di quelle di ieri. Ci sono problemi nuovi, alcuni di questi anche molto seri».
Uno dei problemi Rutelli lo commenta «in diretta», guardando i tetti dell’Esquilino. «Da qui vedo la bellezza di Roma, ma vedo anche troppe antenne. Forse dovremo rifare un provvedimento come quello che, per il Giubileo, prevedeva contributi per il rifacimento delle facciate a condizione che il palazzo si dotasse di un’antenna centralizzata». Non sarà un programma articolato, ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Sempre che «ascoltando» Roma Rutelli decida di tentare il bis.