«A volte la trasfusione è l’unica possibilità»

«In condizioni di urgenza non ci sono delle alternative alla trasfusione di sangue o si effettua o il paziente muore. Se però lo stato non è critico, allora ci sono altre strade: ci sono sistemi per aumentare i globuli rossi. Ma a volte non c’è proprio tempo di agire così». Il professor Alessandro Aiuti, ematologo al San Raffaele di Milano, non si sbilancia sul piano etico. Lui è un medico e di fronte a un paziente che rischia di morire sostiene che la trasfusione «è un atto medico e come tale deve avere sempre il consenso del paziente. Se si rifiuta, l’unica strada è quella legale. Bisogna ricorrere alle autorità sanitarie competenti per richiedere il trattamento forzato, se necessario». E come si pone un medico di fronte a un paziente, come il caso di un testimone di Geova che accetta di morire? «È una scelta di vita, non ha nulla a che fare con la medicina, semmai il discorso scivola sul piano politico, etico e di scelte legislative».