Volti coperti e tute nere I black bloc in azione terrorizzano la Capitale

Spuntano dal nulla, accendono un petardo e partono all’assalto di negozi,
banche, alberghi. E in pochi minuti trasformano la città in
uno scenario di guerra

Roma messa a ferro e fuoco. "Quando ho sentito il boato mi sono messo a correre verso un portone lasciato aperto. Con me c’era un gruppo di turisti giapponesi, il terrore in viso, urlavano e piangevano". Via Cavour ore 14,45 esplode la prima autovettura parcheggiata, una Mercedes, seguita da un’Audi a pochi metri di distanza. I manifestanti corrono e si sparpagliano per le strade interne dell’Esquilino, la Subura di Roma antica. I residenti, i pochi commercianti "coraggiosi" che hanno tenuto aperti i negozi, i cinesi che hanno invaso il quartiere da anni, non sanno più dove nascondersi.

Caschi in testa e tute nere i black bloc spuntano dal nulla, accendono un petardo e partono all’assalto di negozi, banche, alberghi. Bastano pochi minuti per trasformare l’intera zona in uno scenario di guerra. Fumogeni, bottiglie incendiarie e lacrimogeni creano il caos nel bel mezzo del corteo. I cordoni della polizia fanno l’impossibile per mantenere la calma fra i manifestanti e i passanti. “Siamo stufi di questi cortei - racconta Laura, una pensionata nata e vissuta in via dei Serpenti -, dalla fine degli anni ’70 ogni volta che sfila una manifestazione siamo costretti a riparare i danni. Portoni e saracinesche imbrattati di vernice, vetri in frantumi, auto parcheggiate distrutte. Non ce la facciamo più”. Un fotografo freelance è il primo a rimetterci macchina e obiettivi. “Saranno stati una decina - racconta ancora sotto choc -. Mi hanno accerchiato, volevano che consegnassi loro la scheda di memoria. Ma io niente, ho cercato di spiegare che con quella mi guadagno da vivere. A quel punto uno di loro, con un passamontagna in testa, mi ha strappato dalle mani la fotocamera e la borsa con tutta l’attrezzatura e mi ha scaraventato a terra”. Il proprietario di un’armeria storica si barrica all’interno del locale. “Non ha proprio aperto - raccontano i vicini - negli anni passati lo assaltavano ogni volta che c’era una manifestazione”. I commessi del supermercato “Elite” sono a dir poco scossi. Sono stati tra i primi ad essere aggrediti da un gruppetto che si è staccato dal corteo per il primo “esproprio proletario” della giornata. “Sembra di essere tornati agli anni di piombo - spiegano i dipendenti più anziani -, quando arrivavano gli autonomi, quelli di Aut. Op., a fare la spesa proletaria”. L’Hotel Palatino, poco prima di largo Corrado Ricci, viene preso d’assalto da altri scalmanati al grido di “Questo è solo l’inizio…”. Gli scontri continuano lungo tutto il tracciato del percorso fino a piazza San Giovanni. Via dei Fori Imperiali, piazza del Colosseo, via Merulana. “Ma come hanno potuto concedere a questi violenti l’autorizzazione a sfilare nel cuore archeologico della capitale?” chiede Fabio, guida turistica, che si è nascosto dietro ai blindati della polizia mentre i violenti oltrepassano la stazione della Metro. Traffico impazzito in tutto il Campo Marzio a causa delle deviazioni e dei blocchi imposti dal piano sicurezza. Un distributore di benzina preso a mazzate, la basilica di Massenzio occupata “simbolicamente” e poi ancora loro, le “tute nere”, sempre pronte a spuntare dal nulla e accendere la “miccia” . Vola anche qualche bottiglia, una donna scivolata per mettersi al riparo, viene aiutata da alcuni colleghi di una televisione privata. Sono passate le 15 e un quarto: esplode una terza auto data alle fiamme. Roma è ancora una volta ostaggio della violenza.