Volti e sentimenti, così la solidarietà sfila nell’obbiettivo

Martedì allo Spazio Guicciardini apre la mostra fotografica di Armando Rotoletti sugli ospiti della «Casa della Carità»

Igor Principe

La sua funzione è sempre quella: essere un punto di partenza. Prima, verso la formazione e l'apprendimento. Ora, verso una nuova vita. Perché se un tempo in via Brambilla 10, a Crescenzago, andavano a scuola i ragazzi, ora vi trovano un appiglio essenziale quei naufraghi persi nei marosi del vivere quotidiano. L'edificio, da circa un anno, è infatti la sede della Casa della Carità «Angelo Abriani», e la sua presenza realizza un disegno tenacemente voluto dall'ex arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini. Chi voglia farsene un'idea può visitare la mostra che si inaugura martedì allo spazio Guicciardini, promossa dalla Provincia. Si intitola «Casa della Carità. I volti, le storie», termina il 9 dicembre e intende festeggiare il primo anno di attività della struttura con una carrellata di pose e di istantanee. Gli scatti sono di Armando Rotoletti, reporter diviso tra il racconto dell'humus metropolitano - quartieri difficili, immigrazione, terza età - e i volti intrisi di fama mediatica, che ha ritratto per settimanali quali «Magazine» e «Vanity Fair». Proprio quest'ultimo, un giorno, gli chiede un servizio diverso dal solito: immagini di don Colmegna, nei giorni dell'inaugurazione della Casa. «Abituato a mettere in posa i protagonisti della vita pubblica, il più delle volte visti come vincenti, mi sono sentito stimolato a fotografare gli ospiti della Casa, che le circostanze avevano reso perdenti, con lo stesso sforzo per interpretarne la personalità», scrive l'autore nel catalogo della mostra (edito da Skira, pagine 120, 25 euro).
Quella personalità emerge nelle foto in tutta la sua schiettezza. Entusiastica, quando è quella di un sorriso; velata di malinconia, quando si materializza in uno sguardo perso chissà dove. Proprio quella schiettezza porta a credere che il lavoro di Rotoletti sia stato semplice come fare fotografie ai propri cari in un giorno di festa. Ma è sbagliato. Spiega l'autore: «A differenza dei personaggi, le persone non hanno la posa semplice. Ho incontrato genuine ritrosie e comprensibili diffidenze. Ma superate quelle, si è creata una calda complicità, che ha costituito per me il regalo più bello e inatteso».
Ogni immagine è preceduta da un commento che evoca l'atmosfera in cui è stata colta. Eloquente quella di Ibrahim che palleggia di testa: «Che classe! È sicuramente un afro-interista. - No, sono milanista! - La solita sfortuna».