Il volto italiano di Al Jazeera «Conquisteremo l’America»

La notizia più brutta che ha dato?
«L’attentato di Londra del 7 luglio. Tutte le comunicazioni erano saltate. Poi vivo qui. Avevo paura, ma dovevo dimenticarmelo».
Il suo servizio migliore?
«La notte della morte del Papa. C’erano quattro milioni di pellegrini. Mi sentivo al centro della storia».
L’incidente più ridicolo?
«Notiziario di Channel Five, postazione in cima a una scala. Stavo volando giù appena mi hanno detto “in onda”. Non so chi mi abbia tenuto in piedi...»
Una notizia che le piacerebbe dare prima di tutti?
«La fine del conflitto in Palestina sarebbe un buon inizio per dare tutte le altre».
La migliore anchorwoman del mondo?
«Christiane Amanpour, Cnn. Dopo anni è ancora la numero uno».
Punto forte e punto debole di Barbara Serra.
«Lo stesso: il fatto di non essere completamente qualcosa, sono un po’ italiana, un po’ danese, un po’ inglese. Insomma sono molto global».
Il Tg che le piace di più?
«Quello della Bbc».
Lei che tv vede?
«I documentari sulla natura, il Grande Fratello. E i Simpson non sono male...»
Tanti volti ma poche direttrici nelle news: perché?
«Perché è così in ogni settore: In Inghilterra però le donne che governano le news sono molte di più che in Italia».
Riceve lettere?
«Una ragazza una volta mi scrisse come se fossi una sua amica. Non aveva nessuno con cui parlarne tranne me. Perché ogni sera entravo in casa sua dalla tv. È una cosa che mi è rimasta nel cuore».
Migliore il giornalismo latino o quello anglosassone?
«Per gli inglesi è stranissimo vedere tg schierati. La tv è come un’autorità che ti entra in casa e come tale deve essere imparziale, se non lo è ti vietano di andare in onda».
Ci sono più primedonne tra gli uomini o tra le donne?
«Questo è un lavoro dove devi farti valere. C’è chi lo fa con eleganza e chi no».
Più facile parlare da Oriente a Occidente o viceversa?
«Fra sei mesi lo sapremo. Finora è sempre stato l’Occidente a parlare a Oriente. Con Al Jazeera International sarà la prima volta che capiterà il contrario».
Il Paese più difficile da conquistare?
«Di sicuro gli Stati Uniti. Hanno avuto l’11 settembre, la diffidenza è tanta. Ma potrebbe avere successo proprio per questo».
A chi parlerà Al Jazeera?
«Parlerà a tutti. Vedremo chi ascolterà»
Lavorare ad Al Jazeera è difficile?
«Qualcuno mi guarda come se fossi un nemico. Associano l’immagine di Al Jazeera a quella di Bin Laden. Ma è come dire che gli italiani sono tutti mafiosi».
Come si vince la diffidenza?
«Le persone che non vogliono cambiare i propri pregiudizi non li cambieranno mai».
Esiste l'obiettività?
«Per un giornalista essere imparziale è un dovere».
Al Jazeera lo sarà?
«La diffidenza che c’è per Al Jazeera è la stessa che c’è nei Paesi arabi per la Cnn. Non darà il punto di vista arabo, ma tutti i punti di vista, un’altra prospettiva».
Il luogo comune più comune?
«Tutto il mondo è Paese. Non esiste al mondo...»
La tv può abbattere le frontiere tra due mondi?
«La tv avvicina i popoli ma ne mostra i lati estremi, gli eccessi. Non sempre aiuta».
L’informazione può cambiare il mondo?
«L’informazione sta cambiando il mondo. Ma non so se in meglio...».