A Voltri il capostazione fa l’addetto alla toilette Il «fantasma» di Vesima

È il turno delle stazioni del ponente cittadino, per l’inchiesta a puntate sulle condizioni degli scali ferroviari iniziata da «il Giornale». Oggi sotto esame ci sono le stazioni di Vesima, Voltri e Prà.
Vesima: voto 5
La stazione di Vesima non esiste per nove mesi all'anno: resuscita ai primi di giugno e va di nuovo in letargo a settembre, perché è una fermata che vive esclusivamente d'estate, per accogliere l'orda di bagnanti in fuga dal caldo della città.
Per tre mesi - nonostante da Brignole arrivino solo sette treni (il primo alle 8.51) e verso il capoluogo ne ripartano nove (l'ultimo alle 19.35) - la stazione è molto frequentata. Il numero dei convogli che fanno tappa a Vesima, qui è più importante che altrove, perché incide direttamente sul fatturato degli stabilimenti balneari. Infatti, l'anno scorso qualche gestore aveva protestato contro la soppressione di alcuni treni che consentivano il ritorno a casa dei bagnanti. In generale, però, le condizioni della stazione non sono entusiasmanti: poca pulizia, l'unico orario delle partenze è stato strappato via dalla bacheca che lo conteneva, le panchine di legno sono logorate da piogge e sole. Dalle scritte nel sottopassaggio, si capisce il target che frequenta le spiagge di Vesima: soprattutto ragazzi e studenti, che con lo spray hanno impresso sui muri dichiarazioni d'amore e scritte che certificano in modo inoppugnabile la loro assenza da scuola. Per ovviare alla mancanza dei servizi igienici, fuori dalla stazione è stato sistemato un bagno «chimico». Bella idea. Peccato che sia chiuso con il lucchetto, e che non ci siano indicazioni per avere le chiavi.
Voltri: voto 4
Voltri è un paradiso per gli amanti del windsurf, che qui quasi ogni mattina d'inverno trovano il vento di Tramontana, ma non per i pendolari in attesa del treno, che quotidianamente devono invece fare i conti con disservizi di ogni genere. «La biglietteria oggi è chiusa, e nel mese prossimo lo sarà quasi sempre», spiega Giuseppe, l'indaffarato barista della stazione che da dietro il bancone vende caffè, sigarette e giornali. E che, nella vendita dei ticket ferroviari, spesso sostituisce la biglietteria quando lo sportello rimane chiuso. Cioè, sempre più spesso. Perché? «Li chiamano tagli alla spesa pubblica - spiega - Il personale è poco, e chi lavora qui deve "coprire" anche altre stazioni». Tra i pochi superstiti, c'è il capostazione. Bisogna rivolgersi a lui, per avere le chiavi dei servizi igienici: «Solo di quello riservato alle donne però - ci risponde quando gliele chiediamo - perché quello degli uomini è inagibile». Ma le toilette non sono gli unici locali chiusi a chiave, in questa stazione: da qualche tempo, è impossibile entrare anche nella sala d'aspetto sul secondo binario. Perché? «Hanno dovuto chiuderla, era da disinfestare ogni volta - ricorda chi in stazione ci lavora - Ci si trovava anche del sangue, perché qualcuno andava là dentro per bucarsi». E chi da Voltri transita ogni giorno, rincara le accuse: «D'inverno la stazione si riempie di zingari, che bivaccano e bevono in sala d'aspetto, e così chi paga il biglietto è costretto a rimanere fuori. Al freddo per giunta».
Ecco come viene abbandonata a se stessa la prima stazione del ponente di Genova: quella contraddistinta dal caratteristico sovrappasso in ferro che si erge sui binari; quella da cui partono i treni metropolitani diretti a Nervi; quella in cui ogni mattina gli «strilloni» dei giornali free press distribuiscono ai pendolari migliaia di copie gratuite. L'unico servizio gradito, nel generale abbandono.
Prà: voto 6
Fino a pochi giorni fa, le roulotte dei nomadi si erano fermate anche nel posteggio della nuova stazione di Prà. «E devono starci pure comodi, con tutto quello spazio» commentava ironicamente una signora che nei giorni scorsi aspettava il treno sui binari. Erano una decina di mezzi in tutto, sparsi qua e là per il piazzale: panni stesi ad asciugare al sole ovunque. Su uno dei cancelli d'ingresso della stazione, persino sulle grate che dividono il posteggio dai binari. Ora non ci sono più, anche se qualcuno prevede già che presto torneranno. Intanto, sono rimaste le tracce del loro passaggio: a fianco del primo binario, a pochi passi da dove si erano stabiliti, sono infatti aumentati rifiuti abbandonati e sporcizia. Un inizio di degrado che macchia l'immagine di questo nuovo scalo, inaugurato da non molto tempo.
La stazione, comunque, è funzionale: fortunatamente, il progetto ha tenuto conto anche delle esigenze di chi si muove in carrozzina, e le rampe per raggiungere i binari hanno pendenze abbastanza dolci. Per i disabili, ci sono anche i segnali che indicano dove passare per arrivare ai treni. E poi i monitor con partenze e arrivi dei treni, le obliteratrici. Il panorama magari non sarà un granchè, sbarrato dalle «lavatrici» e dai container. Ma il parcheggio all'esterno è in grado di ospitare un bel numero automobili. E - particolare sempre gradito e sempre più raro - per ora è gratuito.