Voltri, cimitero dimenticato: qui i veri padroni sono i rom

È il cimitero dove sono più arrabbiati, per non dire altro.
Basterebbe anche non entrare e ascoltare i commenti dei parenti dei defunti, per avere un'idea del cimitero Leira a Voltri. Perché qui la gente è davvero esasperata. E sono in tanti a pensarla allo stesso modo. Non adoperano certo mezzi termini, quando esprimono il loro giudizio sullo stato in cui versa il camposanto in via Ovada: «È una vergogna». Eppure anche qui, come in molte altre necropoli cittadine, l'impatto che si ha, appena varcato l'imponente cancello d'ingresso, non è negativo. Salendo per la strada asfaltata, le targhe commemorative della Croce Rossa, dell'Avis (Associazione volontari italiani del sangue), dei marittimi voltresi e della banda musicale «Città di Voltri», sembrano voler indicare che in questo luogo sacro nessuno sembra essere stato dimenticato. «E invece non è così, perché qualcuno si è davvero dimenticato dei defunti di Leira - tuona fortemente irritata Maria Giovanna, residente poco distante -. E quel qualcun è il Comune. Cosa credono che siamo cittadini di serie “B“?. Tolleriamo mal volentieri lo stato delle ville e dei giardini, ma per i nostri morti pretendiamo maggiore rispetto. La struttura non può essere così tanto carente. Nessuno ci ha regalato niente. Abbiamo pagato per avere un posto dove seppellire i nostri defunti».
Insomma la voce dei cittadini in questa parte della città non risparmia critiche all'amministrazione comunale, rea di aver abbandonato soprattutto alcune parti del cimitero. Cimitero che certo non può dirsi piccolo visto i suoi otto campi, un campo bambini, tombe di famiglia, ossari a terra e a muro, colombari, gallerie, sacrario ai caduti, chiesa, servizi igienici e uffici del personale. «Non è difficile individuare le carenze più gravi - spiega Antonio, anche lui residente a Voltri -. Basta dare un'occhiata al campo 10, al campo dei bambini ed entrare nella galleria, per rendersi conto dello stato in cui versa il nostro camposanto. Ci sono infiltrazioni di acqua che hanno rovinato gli intonaci e screpolato i muri. L'erba incolta è ovunque: si ricordano di tagliarla una sola volta l'anno. E quando lo fanno, l'accantonano lì senza preoccuparsi di toglierla. Alcune lapidi sono sommerse da edere. I tombini troppo stretti. L'acqua ristagna a causa dei detriti che fanno da tappo. Quando piove è un dramma, si allaga tutto. L'acqua corre giù a fiumi. E la gente scivola e si fa male».
I bene informati testimoniano che questo inverno due signore sono cadute e sono finite all'ospedale. Ma sono anche finite due denunce sulle scrivanie dei servizi cimiteriali. E in effetti basta spostarsi di poco, salire per la strada ripida che porta alla parte superiore per capire che c'è davvero qualcosa che non va. Le scale, quelle dismesse perché rotte, sono ancora appoggiate da anni ai muri. L'intonaco della galleria viene giù, malgrado i lavori siano stati fatti non molto tempo fa. L'edera fascia alcune tombe e l'erba in alcuni tratti è davvero alta. La poca manutenzione è visibile soprattutto salendo al campo dieci. Qui nel piccolo piazzale d'ingresso l'incuria salta subito all'occhio. «Eccome se si può fare di più. Abbiamo dovuto piantare fiori e ricavare aiuole per cercare di rendere questo angolo del cimitero più decoroso - spiegano Simona e Graziano, rispettivamente marito e moglie -. Veniamo qui quasi tutti i giorni, abbiamo nostro figlio. Ma è svilente questo stato di cose. Abbiamo dovuto organizzarci per fare dei buchi nel muro affinché l'acqua non ristagnasse. I tombini sono troppo stretti, si depositano fiori, foglie e semi di albero, che diventano melma quando piove. Per non parlare poi delle stradine laterali. Prima c'erano delle mulattiere che sono state rovinate dalle macchine dei marmisti e degli addetti ai lavori. Non si può non denunciare il fatto che troppo a lungo gli scavatori rimangono in deposito sul campo, tra una tomba e un'altra. Sarebbe anche il caso che qualcuno togliesse via quei marmi appoggiati ai muri da anni». Ma le lamentele non si esauriscono e vanno ben oltre il cancello d'ingresso del cimitero Leira. Perché sono in molti a denunciare il fatto che sarebbe molto più semplice arrivare al camposanto se non ci fossero i rom a sostare regolarmente lungo la mulattiera che taglia per via Ovada.