Volvo è già nel futuro e con XC60 guarda al «verde» bioetanolo

Il concept esposto al Salone di Ginevra detta le regole in ecologia e sicurezza

Al Salone di Ginevra, che ha chiuso la 77° edizione la settimana scorsa, lo stand Volvo è stato uno dei più affollati. Mai, prima, negli 80 anni di vita che la Casa di Göteborg si accinge a celebrare il 14 aprile, era successo di poter ammirare tre novità assolute: V70, XC70 e la concept XC60. E, come se questo non bastasse, a fare da damigella d’onore c’era la C30, da pochi mesi sul mercato europeo.
La preziosa linfa che da otto anni la Ford fa scorrere nelle vene di Volvo (incontrastata leader all’interno del Premier automotive group che riunisce i marchi di lusso del gruppo di Dearborn) ha consentito di esaltare le capacità degli svedesi, prima costrette a seguire un’esasperata prudenza di stile scandinavo.
Largo dunque alla creatività, sia tecnologica sia stilistica, che continua ad ampliare una gamma che per decenni ha sempre annoverato un numero esiguo di modelli. Il più recente emblema di questo cambio di passo, ma non di rotta, perché «cornerstone», i pilastri, come la sicurezza e il rispetto dell’ambiente restano ben piantati in 80 anni di storia, è la concept car XC60, small utility (piccolo soltanto perché al di sopra troneggia il gigante XC90) che sarà su strada nel 2009 o, forse, anche già il prossimo anno vista l’accoglienza che il prototipo ha ricevuto ai Saloni di Detroit e di Ginevra.
Tanti e in bella evidenza sono i muscoli ben distribuiti nel corpo di questo nuovo Suv di Volvo; elegante ma spazioso, che trasmette nelle sue forme una grande dinamicità nonostante abbia un’altezza da terra che è un primato nella categoria. Lo stesso stile lo si trova all’interno, caratterizzato da soluzioni già felicemente sperimentate sugli ultimi modelli di Göteborg, un forte family feeling che ha fatto dire a Steve Mattin, chief designer, che la XC60 sarà la prossima Volvo di chi oggi acquista una C30.
Non sono comunque trascurati i valori fondamentali della casa, perché la XC60 è stata studiata per ridurre al minimo il danno che può arrecare ai pedoni in caso di urto, scelta che è frutto del pragmatismo scandinavo, perché tutti sappiamo che un Suv viene principalmente utilizzato nelle aree urbane e ben poco nell’off-road che, comunque, la nuova Volvo può tranquillamente affrontare con la sperimentata trazione integrale montata sulle altre XC. Per motorizzare la concept esposta a Ginevra è stato scelto un 6 cilindri 3.2, da 265 cv, funzionante a bioetanolo (E85), un propulsore non sperimentale ma decisamente credibile di fronte alla necessità di risolvere i problemi dell’inquinamento nel breve e medio termine, soluzione che assume ancora più spessore perché Stati Uniti e Svezia, i primi due mercati di Volvo, hanno saggiamente scelto di puntare su questo tipo di alimentazione. Più discreta, anche se evidente, è l’evoluzione delle wagon svedesi, la classica V70 e la XC70, il modello che sette anni fa ha felicemente aperto la stagione delle «cross country» firmate Volvo, delle quali vi parliamo in questa pagina. A osservare questo carosello di novità c'è, infine, C30, la Volvo più giovane, appena nata ma già vigorosa nelle vendite.