La voragine fra terza e quarta in classifica

I sospetti d’irregolarità sul primo gol di Panucci innervosiscono gli etnei. Dubbi di fuorigioco anche su un’altra rete

Guardando la classifica alla vigilia di questo turno, Roma-Catania era la sfida di cartello della giornata. Terza contro quarta, 39 punti in due: il bel gioco dei giallorossi contro la sorpresa Catania, squadra spregiudicata nell’atteggiamento tattico. Ma il 7-0 finale con il quale la Roma ha seppellito gli avversari dà la reale dimensione di un torneo di A quanto mai atipico. Tre squadre sopra le altre (e fra queste la Roma è sicuramente la formazione che mostra il miglior calcio), dietro di loro un gran mischione e continua alternanza per la quarta piazza.
Il pomeriggio dell’Olimpico finisce dopo un quarto d’ora, giusto il tempo di vedere Panucci firmare (in un duello sospetto con Stovini) il vantaggio della squadra di Spalletti e di assistere alla nuova follia del genio ribelle Mascara che mette la mano in faccia a Chivu e si merita un rosso. Il tornante dei siciliani è recidivo, si era già fatto espellere a Bari in un Catania-Torino nel quale fece lo stesso con il difensore granata Cioffi. Poi sulla scena c’è solo la Roma, che scrive un copione fatto di sette gol, con le doppiette di Perrotta (la prima in carriera) e di Panucci (la seconda dopo una con il Milan, realizzata contro l’Aek Atene il 2 novembre ’94 in Champions League). Strana coincidenza: l’ultima volta che la Roma riuscì nell’impresa di segnare così tanti gol in campionato (era il 27 gennaio 1963, 7-1 al Mantova) ci furono due doppiette di Menichelli e Orlando. Fu la Juve nel settembre ’83 a siglare l’ultimo 7-0 della storia della serie A, mentre era dal ’96 (Milan-Cremonese 7-1) che l’impresa non avveniva nel nostro campionato. La Roma, invece, aveva un precedente più vicino in Coppa Uefa quando vinse 7-0 a Nova Gorica nel settembre 2000.
Sette gol, ma potevano essere anche dieci visto il tiro al bersaglio a cui è stato sottoposto il povero Pantanelli. A un certo punto sembrava traballare anche il vetusto 9-0 alla Cremonese che risale addirittura a 77 anni fa, quando la serie A era però un’altra cosa. Mai il Catania nella massima serie aveva incassato un passivo così pesante (l’Inter nel ’84 si fermò a sei a San Siro). Alla fine Luciano Spalletti era quasi imbarazzato, tanto da sentirsi in dovere di stringere la mano a tutta la delegazione catanese giunta a Roma, beccandosi anche uno stizzito «ci vediamo in Sicilia al ritorno» di Stovini. Polemica per altro smorzata dallo stesso giocatore (toscano come il tecnico della Roma) nel dopo partita. Spalletti predica calma, il risultato inconsueto non deve far crescere a dismisura l’entusiasmo in una piazza dove l’attaccamento dei tifosi alla squadra è quasi morboso. «Se si vince 7-0, in quella dopo si riparte sempre da 0-0», la constatazione dell’allenatore che comunque mette in cascina, dopo la sequenza record di undici vittorie di fila, anche un rotondo e difficilmente ripetibile risultato. Al di là dei demeriti del Catania (punito impietosamente) che ha concesso troppi spazi a una Roma quasi famelica, resta il fatto che vedere giocare i giallorossi è sempre un piacere. Alla squadra di Spalletti servirebbe un po’ più di continuità e meno colpi a vuoto. A Roma nessuno si nasconde: vogliono contendere lo scudetto all’Inter (la favorita per il titolo) fino all’ultimo. Sapendo bene che giornate come quelle di ieri saranno rarissime. Pur in un campionato dai valori tecnici di bassissimo livello.