«Vorrei sentire a Palermo l’inno della Champions»

Corini spiega il momento magico: «Segniamo, siamo in cima e ci divertiamo. E non penso a smettere»

Marcello Di Dio

nostro inviato a Palermo

Corini, il sogno del Palermo continua. Lo confessi, qualcuno nello spogliatoio comincia a parlare di scudetto?
«Siamo molto realisti e convinti del momento che stiamo vivendo. Per il Palermo è il terzo anno di A e questo è già un grandissimo risultato. Ma il nostro obiettivo resta comunque uno solo, conquistare i preliminari di Champions League. Guardate le nostre avversarie: Inter e Roma sono squadre straordinarie, i giallorossi l’anno scorso hanno conquistato 70 punti e noi solo 53. E il Milan, che ora è molto indietro, è una formazione capace di fare anche otto vittorie di fila e quindi può rientrare in corsa».
Lei crede proprio che non arriverete in fondo? Ci sono i precedenti illustri del Verona e della Sampdoria.
«Non facciamo paragoni. Noi stiamo lì e ci divertiamo. Ripeto, l’obiettivo realistico è arrivare fra le prime quattro. E io voglio arrivare a sentire quella canzoncina, l’inno della Champions. L’idea di giocare questa competizione mi affascina. Intanto ora mettiamo insieme più punti possibile e ce li teniamo cari per gli inevitabili momenti di difficoltà».
Qual è la ricetta del Palermo vincente e primo in classifica?
«C’era una base già impostata con calciatori di assoluto valore rimasti dalla scorsa stagione. Sono stati aggiunti nuovi elementi già conosciuti per quello che avevano fatto in altre squadre ma non ancora affermati, quindi che avevano bisogno di salire alla ribalta in un gruppo che aveva obiettivi importanti. È un mix ben assortito che il nostro allenatore riesce a far rendere al meglio».
In più c’è Corini che segna: sei gol in nove partite giocate, meglio delle vostre punte Amauri e Di Michele. Dove vuole arrivare?
«Sto bene, è sicuramente un bel momento per me. Mi piacerebbe superare il mio record personale di 9 reti stabilito al primo anno nel Chievo (stagione 2001-2002, nella quale i veneti dopo undici giornate erano primi, ndr.). Il gol è una grande gioia per qualsiasi calciatore, ma io non sono un bomber e vado avanti sperando di dare sempre il mio contributo».
La Sicilia è protagonista in A: anche il Catania sta facendo molto bene.
«Il gruppo di Marino ricorda molto la nostra scalata iniziata nel 2004 con la promozione dalla B. È una squadra forte che gioca un bellissimo calcio, merita l’importante classifica che ha».
A Palermo si parla già della sfida con l’Inter, in programma fra due settimane alla Favorita. Non c’è il rischio di sottovalutare la trasferta di Cagliari?
«La sua domanda cade a pennello. È vero, c’è questo rischio, il Cagliari è una squadra di grande qualità che viene tra l’altro da una lunga striscia di risultati positivi. Sono da quattro stagioni a Palermo, qui si vive per la squadra 24 ore al giorno. Anche quando vai a fare la spesa devi parlare di calcio e del Palermo. Siamo felici per l’entusiasmo della piazza, ma bisogna avere equilibrio e mantenere la concentrazione».
Qualche maligno dice che lei, diffidato, domenica si sia fatto ammonire di proposito per non saltare la sfida con i nerazzurri.
«È falso, ero veramente arrabbiato con l’arbitro che mi aveva negato un rigore stranetto. Simulare non è nella mia filosofia, Comotto mi aveva spinto. Chiedo scusa a Palanca, è stata una reazione sciocca dettata però dal nervosismo. Il giallo è stata la logica conseguenza, ma eravamo sullo 0-0 e quel rigore poteva cambiare prima la partita».
Dica la verità: con questo exploit del Palermo si aspettava la chiamata di Donadoni?
«Mi fa piacere che a 36 anni qualcuno mi accosti ancora alla maglia azzurra. Dopo sei convocazioni, non ho mai avuto l’onore di giocare una partita in Nazionale e di questo fatto sono rammaricato. Ma all’Italia non ci penso più di tanto, anche se ho sempre fatto prestazioni di alto livello. Se Donadoni vorrà mi chiamerà, io vivo serenamente lo stesso».
Però le brucia il fatto di non essere andato in Germania?
«Sì, non lo nego. Ero convinto che un posto fra i 23 lo meritassi, visto il rendimento degli ultimi due anni. Ma la speranza era solo mia, non ho mai avuto segnali concreti da Lippi. Al quale bisogna dare atto di non aver sbagliato niente e di aver fatto le scelte giuste dall’inizio alla fine».
Tra tanti lati positivi, uno negativo: lei è in scadenza di contratto con i siciliani.
«Ho sposato questo progetto quattro anni fa dopo la bella avventura a Verona. A Palermo ho trovato quello che cercavo e sto ottenendo tante soddisfazioni. Sul contratto sono stato chiaro con la società, aspetto un segnale dai dirigenti. Da luglio a oggi ho mostrato un’ottima condizione e mi sembra di dimostrarlo in ogni partita. Non mi sento alla fine e vorrei continuare a giocare ancora un po’, qui o da un’altra parte. Ne riparleremo, ora c’è da pensare a portare Palermo nell’Olimpo delle grandi».