«Vota Provenzano» 64 minuti nel paradosso

Il documentario «tira». S’è appena chiuso il festival di Bellaria e Siena risponde con «Hai visto mai?», piccola ma combattiva rassegna dedicata al genere come «spazio della mente e dell'espressione artistica». Ricco il programma, tra concorso, omaggi, mostre fotografiche, workshop, digressioni nel calcio con Darwin Pastorin e nei nuovi linguaggi tv con Giovanni Minoli. Presieduta da Franco Scaglia, presidente di Raicinema, la giuria dovrà scegliere tra dieci proposte il miglior documentario da premiare, al quale andranno 10mila euro, a favorire l'acquisto per la messa in onda televisiva. Tutti italiani gli autori, anche se i temi svariano nella scelta delle ambientazioni. L'elaborazione del lutto di una madre londinese, la rivoluzione secondo Chávez, le ragazze di strada brasiliane, l'annuale sfida di trombe e ottoni nel paesino serbo di Guca, il dissesto idrogeologico in Calabria: sono alcune delle storie in gara. Ieri mattina è molto piaciuto Vota Provenzano di Salvatore Fronio, dell’anno scorso, 64 minuti paradossali nell'assunto del titolo, ma poi neanche tanto. Che succederebbe se Bernardo Provenzano si candidasse alle elezioni? Così gli autori, issando sul tetto di una Mercedes l'insegna «Vota Provenzano» con tanto di foto segnaletica, reclamizzano il partito Grande famiglia italiana per le strade di Palermo, Napoli, Torino, scandendo slogan e intervistando cittadini, giornalisti, stilisti mafia fashion. Si sorride, ma il quadro che ne esce, nella sua «normalità» apparente, fa riflettere.