«Votare Cdl significa avere una Costituzione più moderna»

«Oggi sono in lizza due idee diverse di concepire il Paese. Proprio per questo la gente sceglierà il centrodestra»

Marcello Chirico

«Che passi o no la devolution, questo Paese ha bisogno di una nuova Costituzione, riformata anche nella sua prima parte». Nelle ultime ore di campagna elettorale, tra una stretta di mano e una visita a qualche fabbrica o ospedale, Roberto Formigoni era già oltre l’appuntamento del 9 e 10 aprile. Un ostacolo che, secondo il governatore della Lombardia, la Cdl supererà di slancio, «al di là delle ultime schermaglie verbali, perché oggi si sceglie essenzialmente su due idee diverse di concepire questo Paese: una di assoluta libertà, e l’altra che punta invece a limitare gli spazi di libertà dei cittadini per controllarli meglio». E Formigoni, ottimisticamente, ritiene che «proprio per questo la gente preferirà il centrodestra», il quale potrà poi concentrarsi su una riforma complessiva della Carta Costituzionale, «gloriosa quanto si vuole, ma vecchia di 60 anni e che va rivista in chiave moderna». Che significa essenzialmente «federalista, argomento di cui nessuno parla più e per il quale invece io continuo a battermi come un leone».
Governatore, ma non c’è tempo per parlarne dopo il referendum sulla devolution di fine giugno?
«No, perché bisogna dimostrare di possedere fin d’ora un’idea di governo per l’Italia del futuro».
Teme forse che il referendum non passi, e allora si porta avanti?
«La Costituzione va rivista, che quel referendum passi oppure no, e andrà ritoccata pure nella prima parte».
A cominciare dall’articolo Uno? Quello che definisce l’Italia una Repubblica democratica fondata sul lavoro?
«Sì, perché è un principio che non tiene più, essendo frutto di un compromesso con la cultura social-comunista. Meglio sarebbe modificarlo in “l’origine e il fine della Repubblica italiana sono la persona umana, la sua dignità e la sua libertà”».
Poi?
«Inserirei tra i “diritti inviolabili” dell’articolo 2 il concetto di sussidiarietà, riconosciuto persino dalle carte Ue. Di sussidiarietà ne parlano ormai tutti, che la si riconosca quindi definitivamente».
A questo punto immagino che vorrà mettere mano pure all’articolo 5, dove si parla di autonomie locali, o sbaglio?
«Certo, perché in quell’articolo bisognerà una volta per tutte definire la nostra una Repubblica federale che riconosca in toto le Regioni: la parola “federale” deve affiancare la definizione di “autonomie locali”. Questo passaggio è fondamentale perché ormai la concorrenza internazionale non è più tra Nazioni ma tra Regioni. La più grande rivoluzione economica dell’era moderna la sta attuando la Cina, mica attraverso il governo centrale ma con le regioni di Pechino, Shentzen e Shanghai. Stessa cosa stanno facendo le principali regioni indiane. L’Italia, per partecipare a questa competizione, deve quindi puntare sul regionalismo e rafforzarlo».
Altre modifiche?
«Sottolineerei la nostra appartenenza alla Comunità Europea nell’articolo 11, inserirei all’articolo 9 il rispetto e la tutela dell’ambiente, porrei all’interno del 19 un limite invalicabile nella libertà di fede affinché possano essere rispettati i diritti di tutti senza però sfociare in qualcosa di diverso dalla religione, toglierei l’obbligo di istituire scuole e istituti di educazione “senza oneri per lo Stato” perché significa far gravare in toto sulle spalle dei cittadini la scelta di mandare i propri figli presso strutture private. Infine introdurrei la tutela del consumatore in uno dei tanti, a scelta, e mi preoccuperei di inserire all’articolo 52 il riconoscimento del servizio civile, altrimenti qualsiasi ricorso alla Consulta permetterebbe di eludere la legge che ha soppresso la leva obbligatoria».
Si rende conto che una revisione del genere non potrebbe essere fatta a colpi di maggioranza?
«Infatti propongo la formazione di un'assemblea costituente formata da 100 persone scelte dal Parlamento e che per 6 mesi o un anno si dedichi solo a riflettere sui principi in campo».
Lei però mi pare voglia metterci il becco fin d’ora...
«Mi limito a dimostrare come nella Cdl ci sia già qualcuno che guarda avanti e nell’interesse del Paese, un qualcuno che per il federalismo si è sempre battuto in prima persona».
Chissà cosa ne penseranno i leghisti di questa sua proiezione in avanti.
«Mi sto preoccupando di costruire un progetto in grado di dare motivo al Carroccio di restare con noi anche nel caso la devolution venisse bocciata, mantenendo il federalismo all’ordine del giorno».
Crede che le parole forti usate dal premier in queste ultime ore di campagna favoriranno o penalizzeranno la Cdl?
«Per 10 anni la sinistra ha cercato in tutti i modi di delegittimare Berlusconi, la nostra coalizione e il nostro elettorato dicendoci di tutto. Al Cavaliere sarà pure scappata una parolaccia, ma nell’Unione la smettano di atteggiarsi a verginelle».