Votare centrodestra per una risposta di libertà

(...) duro tutti i frammenti politici della prima Repubblica. Nelle liste che sostengono Marta Vincenzi vi sono tutti i partiti che hanno governato l'Italia nella seconda metà del Novecento. Tra di essi il linguaggio comune può dirsi frutto di un compromesso politico, un residuo del «compromesso storico». Ma ormai, quando le parole della ideologia sono solo memoria, può essere chiamato condominio di potere. Ognuno ha la sua opzione in base alla sua storia e alla memoria che ne rimane: la chiave di legittimità è data dalla sinistra, da quella comunista a quella extraparlamentare. La corporazione ha persino usato lo strumento pseudodemocratico delle primarie per mostrare esemplarmente come sia chiara e ampia la corporazione che regge la sorte della città. La corporazione che ci governa ha già eletto il suo sindaco in faccia a tutta la città. Si può pensare che il non votare sia il modo per esprimere il dissenso democratico di fronte al potere corporativo che va da Sanguineti a Zara e comprende la maggior parte della «Genova bene». E D'Alema che si accorge ora che, facendo contro Berlusconi una sorta di comitato di liberazione nazionale, è caduto nelle panie del laicismo radicale e di tutte le forme della sinistra antagonista. Proprio le realtà che il Pci aveva sempre combattuto. Oggi votare il partito del centrodestra vuol dire dare una risposta di libertà. Che avrà un suo grande peso perché la sinistra non è sufficiente a governare la democrazia. In queste condizioni il dissenso può contare quanto il consenso, la minoranza quanto la maggioranza perché la sinistra non ha più il polso per governare il paese con le sole sue forze. La sinistra ha ancora il controllo del ceto politico, cioè di quelle ottocentomila persone che costituiscono la «casta» degli eletti che tutelano regolarmente i loro interessi a spese dello Stato come è stato denunziato dal libro «La casta» di due giornalisti del Corriere della Sera. Ma non ha più essa, la cui forza era il residuo di utopia da cui proveniva, la capacità di parlare di politica e di offrire prospettive. La sinistra controlla il ceto politico, ha perso l'egemonia.
Berlusconi ha fatto nascere la destra in questo paese ed essa è ormai espressione di una passione politica e di una realtà sociale. Non è più la democrazia cristiana che convogliava a sinistra i voti che riceveva a destra. La corporazione ha scelto Marta Vincenzi come sua candidata e si è così spostata ulteriormente a sinistra della sinistra sino all'«odio di classe» del poeta locale. Musso e Oliveri sono poco conosciuti, appunto perché non vengono dal ceto politico della sinistra, sono espressioni a un tempo di una base popolare e di forze della società civile. Non conta solo il voto, conta la società che lo sostiene, la passione che lo anima. Con Alberto Gagliardi, che si presenta ora alle elezioni comunali come candidato capolista di Forza Italia, abbiamo a lungo combattuto una lotta contro l'egemonia della sinistra. Questo elettorato che ci ha seguito in tante elezioni esiste ancora: e la crisi della sinistra rafforza le sue motivazioni perché è la sinistra, per bocca del suo leader maximo ad affermare che un anno di governo Prodi ha determinato la crisi della democrazia proprio con il monopolio della sinistra sulla «casta». Il personale, dei politici di professione.