«Per votare me non dovete votarmi»

Tre schede. Tre colori diversi. Tre modi di votare diversi. Provincia, Comune e Municipi non hanno la stessa legge elettorale. Così, tanto per aiutare l’elettore a fare confusione. La domanda che Bruno Ferraccioli, candidato alla presidenza del Municipio III Bassa Valbisagno, si sente ripetere più spesso è la stessa: «Sì, la voto volentieri, ma come si fa?» Lui della Lega Nord, oltre che responsabile nazionale ligure, è anche il vero esperto di burocrazia elettorale. E così rivela il meccanismo di voto e i trucchi per non sbagliare. Parte dalla scheda rosa, quella per il Municipio, la ex circoscrizione. La più nuova e anche la più a rischio di voti nulli. «Quella dei Municipi è stata una riforma a metà - esordisce -. Non c’è stato abbastanza coraggio per portarla fino in fondo. Ad esempio il candidato presidente è solo “consigliato”, non c’è un’elezione automatica e diretta come per il sindaco. Per assurdo il consiglio potrebbe eleggere un presidente diverso da quello indicato, in spregio alla volontà degli elettori».
Cosa comporti questo paciugo all’italiana per il cittadino è presto detto. «Sulla scheda ci saranno già stampati i simboli dei partiti, ma non i nomi dei candidati presidenti - spiega Ferraccioli mostrando il fac simile della scheda -. O meglio, i nomi dei presidenti consigliati ci sono, ma scritti in piccolo in fondo. Non si possono però votare, né vanno scritti accanto ai simboli dei partiti. Il voto va a loro automaticamente se si indica uno dei simboli dei partiti che li sostengono. Per farla più difficile, comunque, hanno scritto sulla scheda un numero per ogni coalizione. Non va segnato, sennò il voto è nullo. Per non sbagliare, bisogna fare una croce sul simbolo di un partito e, se si vuole, scrivere accanto la preferenza per uno, e uno solo, dei candidati consiglieri di quel partito. Per essere ancora più chiari, per votare me non bisogna scrivere il mio nome, né fare segni su niente altro che non sia il simbolo di uno dei partiti del centrodestra che mi sostengono».
Dal rosa del Muncipio all’azzurro del Comune. «Qui è tutto un altro modo di votare - specifica Bruno Ferraccioli -. Anche in questo caso il solo segno sul partito comporta un voto valido per quel partito e per il sindaco sostenuto, che è scritto accanto. Ma stavolta si può fare una croce anche sul nome del sindaco, perché in Comune c’è la possibilità del voto disgiunto, cioè di votare un partito, ma anche un sindaco diverso da quello della coalizione, perché magari come persona si preferisce l’avversario. Cioè uno può votare per un partito della sinistra ma anche per il candidato Enrico Musso, se non ama la Vincenzi. In più, come per la circoscrizione, si può scrivere il nome di un candidato consigliere sulla destra del simbolo del suo partito».
La Provincia ha la scheda gialla, la più semplice. «Qui non ci sono difficoltà, è già tutto prestampato - conclude Ferraccioli -. C’è il nome del presidente, ci sono i simboli dei partiti e dei candidati già scelti. Basta, anzi bisogna fare un solo segno sul simbolo del partito». Un’ulteriore valutazione su questo sistema è doverosa: «Nel passaggio da circoscrizioni a Municipi si rischia di creare solo una scatola vuota. Ci saranno più poteri ma anche la possibilità che manchino i mezzi per esercitarli. Che pasticcio».
Ultima battuta sulla Bassa Val Bisagno, che si candida a guidare. Tre punti forti del programma? «Mobilità: vogliamo fare una tramvia per alleggerire il traffico privato - risponde telegrafico Ferraccioli -. Stadio: rivedere gli orari assurdi delle partite e dare ai commercianti della zona agevolazioni fiscali per i danni subiti. Mercato di corso Sardegna: ok allo spostamento, ma garanzie sui tempi della riqualificazione dell’area, altrimenti diventa l’ennesimo dormitorio».