"Votare nel 2010 svelenisce il clima e fa risparmiare"

&quot;Ricatto dal Carroccio? No, legittima contestazione Ora decida il Parlamento senza vincoli di maggioranza&quot;<br />

Roma - Ministro Ignazio La Russa, l’election day è saltato ma la decisione sulla data del referendum è ancora aperta. È stato giusto secondo lei rinunciare a tenerlo insieme alle Europee?
«Noi pensavamo che davanti all’eccezionalità del terremoto sarebbe stato opportuno ricorrere all’election day. Ma la Lega era assolutamente contraria a tenere il referendum il 7 giugno. E senza una unanimità nella maggioranza non si poteva modificare la prassi che è sempre stata seguita, quella di separare elezioni e referendum. L’unica ragione per cui la legge dice che non si possono abbinare le consultazioni referendarie alle elezioni politiche, e non parla delle elezioni europee, è che all’epoca le europee non c’erano ancora. Ora si dovrà scegliere tra tenerlo il 21 giugno o rinviarlo di un anno. Il ministro degli Interni farà i necessari sondaggi tra le forze politiche. Ma in ogni caso occorrerà fare un decreto».

E questo cosa comporta?
«Che l’ultima parola spetterà comunque al Parlamento. E non ci sarà alcun vincolo di maggioranza, nello scegliere tra un’opzione e l’altra non verremmo meno ad alcun patto con gli amici della Lega. Io penso che la soluzione migliore sia un rinvio e mi pare che nel Pdl sia condivisa da molti. Mentre l’abbinamento ai ballottaggi del 21 giugno è l’ipotesi più gradita alla Lega».

L’opposizione vi accusa di aver ceduto al ricatto del Carroccio. È così?

«Non c’è stato nessun ricatto, l’opposizione della Lega era fondata su opinioni assolutamente legittime. A questo punto però la scelta tra 21 giugno e rinvio di un anno deve essere libera e affidata al Parlamento, perché non coinvolge né il programma di governo né gli accordi di maggioranza. Anzi, il governo secondo me non deve prendere impegni in materia ma lasciar decidere alle Camere e ai parlamentari».

Perché secondo lei il rinvio di un anno sarebbe la scelta migliore?

«Perché se dobbiamo risparmiare sui costi del referendum, allora che si risparmi per intero rimandandolo alla data delle Regionali del prossimo anno: tenerlo il 21 giugno avrebbe invece comunque un costo. E se vogliamo svelenire il clima, sveleniamolo per intero, senza inquinare la campagna elettorale per le Europee con argomenti estranei e ancora peggio con una polemica sul terremoto».

Anche Massimo D’Alema sembra molto convinto dell’opportunità di un rinvio. Dice che così si può utilizzare questo anno per fare una vera riforma elettorale. Condivide?

«Una riforma elettorale fatta insieme? Mai dire mai, dipende da tante cose. Ma la premessa di tutto è l’accordo sul rinvio. D’Alema ha accolto positivamente la mia proposta su questo e lo ringrazio. Ora però toccherà al ministro Maroni accertarsi se la sua è una voce isolata nel Pd o è l’opinione prevalente nel principale partito di opposizione».

Ma lei ha capito perché il Partito democratico era così appassionato nel caldeggiare l’election day, che avrebbe favorito il quorum e una probabile vittoria dei sì nel referendum?

«Si possono fare ipotesi diverse sulla posizione del Pd. Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, potrebbero aver deciso che il sistema bipartitico che scaturirebbe dall’approvazione del quesito possa essere quello migliore per l’Italia, e che rimescolerebbe tutte le carte. Che ora per il Pd non sono molto positive».

E il bicchiere mezzo vuoto, invece?

«Che speri solo di mettere zizzania dentro la maggioranza, sapendo che il referendum crea tensione tra il Pdl e gli alleati della Lega».

Qualche tensione c’è stata anche tra Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini, sull’argomento referendum ed election day.
«Assolutamente no. Berlusconi ne ha parlato anche nel vertice del Pdl, spiegando che nelle sue dichiarazioni non c’era assolutamente alcuna polemica nei confronti di Fini».