Voti assegnati a un candidato che non c’era

(...) segnalato da un candidato che chiede di non comparire in attesa di conoscere le decisioni del suo partito in tema di contestazioni dei risultati. G.G. si era presentato per il parlamentino della Centro Est e si è ritrovato con un terzo dei voti che si attendeva di raccogliere. Ma al di là di quelle troppe caselle piene di «zeri» in seggi quasi sicuri, il candidato si è trovato invece assegnati molti altri voti che sicuramente non sono i suoi. «Ho preferenze nel Municipio Centro Ovest - denuncia - dove non ero neppure in lista». Est o ovest, per presidenti e scrutatori i problemi evidentemente nascono fin dai punti cardinali.
Dal Medio Levante c’è un altro candidato che ha fatto il pieno di voti e che è risultato primo degli eletti per An, che però non si rassegna. «Potrei anche disinteressarmi della cosa - interviene Fabio Orengo -. Ma a fronte di molte preferenze raccolte, devo rilevare che mi mancano propio quelle più sicure. Nel seggio dove ha votato un amico fraterno, che è pronto a firmare qualsiasi dichiarazione circa la sua scelta in cabina, non ho trovato voti». Una situazione analoga a quella dell’ex sottosegretario Alberto Gagliardi, che sembra non essere stato neppure capace di votare per se stesso. Un particolare ininfluente, vista la sua larga elezione, ma che rafforza le ragioni di chi presenterà i ricorsi. Più le denunce di clamorose incongruenze arrivano da esponenti politici che non hanno interesse diretto a un riconteggio, più sarà difficile per la magistratura restare insensibile al ricorso. Così come un eventuale «errore» nel voto può essere considerato possibile finché l’anomalia è limitata a pochi casi, ma quando le segnalazioni si moltiplicano la certezza che i risultati siano falsati si fa più concreta.
Da chi era ai seggi, intanto, continuano ad arrivare segnalazioni di irregolarità commesse durante lo spoglio. Schede bianche infilate nei sacchi neri dell’Amiu perché le buste fornite erano piccole, sacchi stessi che si rompono durante il trasporto, calcolo dei votanti e delle schede scrutinate che non tornano fino a un improvviso «miracolo», urne delle provinciali aperte contestualmente alle comunali con conseguente e inevitabile commistione di schede. Piccoli e gravi pasticci che hanno portato a un risultato troppo sospetto per essere accettato alla cieca. L’abbandono dei fonogrammi e la non coicidenza dei totali delle schede votate lascia aperta la porta agli esposti anche in sede penale che, ad esempio, Forza Italia sta pensando di presentare attraverso l’avvocato Maurizio Mascia.
La Lista Biasotti, da parte sua, deciderà in questi giorni, e comunque non prima che la prefettura renda noti i risultati definitivi in base al controllo (ancora in corso) dei verbali, se fare un reclamo nella speranza di ottenere quel quarto seggio in Comune al momento sfuggito per un pugno di voti. Ricorsi che tuttavia rischiano di essere vanificati dai tempi generalmente lunghi del Tar. Che però, di fronte a una ormai palese situazione di confusione, potrebbe questa volta decidere una sospensiva e un immediato riconteggio delle schede. «Ricordo di essere stata chiamata anni fa dal tribunale a verificare i voti espressi - fa sapere Roberta Simonazzi -. Avevano chiesto e ottenuto la collaborazione di molti miei colleghi ragionieri e in breve avevamo svolto, gratuitamente, quel compito. Credo proprio che anche oggi saremmo in molti a renderci disponibili». Ne va della credibilità del sistema politico che tutti, a partire dal presidente della Repubblica, dicono di voler preservare dalla disaffezione dei cittadini.