Voti doppi e crocifissi contestati

E meno male che stavolta era tutto scritto, tutto codificato per legge. Doveva essere l’anno delle operazioni di voto perfette, dopo la disfatta (con forti sospetti) del 2006 e la replica tutta genovese per le amministrative 2007 con seggi bloccati fino al giorno successivo e inchieste della magistratura sui falsi verbali e sui voti spariti dall’urna.
Scrutatori «selezionati»
Che non fosse «aria» lo si era già capito dai giorni scorsi, quando mancavano gli scrutatori ed era già partita la caccia ai sostituti. Al prefetto della Spezia e alla Corte d’Appello di Genova è già arrivato un esposto. Lo firma Brunella Maietta che spiega di essere iscritta nelle liste dei presidenti di seggio e di aver sempre fatto il segretario. Questo giro era rimasta fuori, ma giovedì scorso viene contattata telefonicamente da un presidente alla sua prima esperienza, che ha bisogno di un segretario. Lei risponde al telefonino, sente poco e male ma si rende disponibile e si ripropone di chiamare in seguito. In quel momento è presente al comizio di Claudio Scajola e il rumore copre la telefonata. Si sentono musica e parole di «Meno male che Silvio c’è». Quando richiama il presidente con più calma, si sente dire che c’è stato un disguido, che non era più necessaria come segretaria. Insomma, che avevano trovato qualcun altro. La Maietta avanza qualcosa più di un sospetto, soprattutto perché il presidente sostituto arriva dalla Spezia per coprire un seggio a Portovenere, mentre lei, residente a Portovenere, iscritta all’albo, non viene mai contattata.
Presidenti «testoni»
Si costituiscono i seggi e i presidenti incontrano scrutatori e rappresentanti di lista. Il sabato pomeriggio è il momento migliore per chiarire subito le possibili situazioni di confronto, per chiarire come si deve procedere durante lo spoglio. Stavolta c’è una legge dettagliata, ma molti presidenti preferiscono fregarsene. Su un punto soprattutto, quello che riguarda l’apertura delle urne. La legge impone di estrarre una scheda per volta, al fine di evitare brogli. Da tutta Genova giungono segnalazioni di rappresentanti di lista che si sono sentiti dire in anticipo dal presidente che, legge o non legge, si sarebbe rovesciato lo scatolone sulla scrivania per fare prima, come si è sempre fatto. A nulla sono valse le proteste, molti rappresentanti di lista hanno chiesto di mettere a verbale la loro protesta.
Crocifissi «scomodi»
Prime operazioni di voto. E primi battibecchi nelle aule scolastiche. Edoardo Rixi, segretario provinciale della Lega Nord denuncia quanto accaduto (e verbalizzato) al seggio 71 di Sestri Ponente. Domenica mattina un elettore ha tentato di rimuovere il crocifisso perché ritenuto condizionante al momento del voto. In questo caso è subito intervenuto il presidente di seggio che ha verbalizzato l'accaduto e lasciato il crocifisso appeso. «In altre zone analoghe richieste sarebbero venute da persone di estrema sinistra - aggiunge Rixi - ed in un caso è stato anche richiesta la chiusura del seggio per inagibilità. Richiesta ovviamente senza senso e quindi respinta».
I difensori «aggrediti»
Questa volta gli appelli del centrodestra per avere una vigilanza attenta ai seggi sembrano aver funzionato. Tanto che la «macchina» dei rappresentanti di lista, dei «difensori del voto» si è presentata più compatta della tradizionalmente preparatissima «macchina da guerra» di sinistra. Praticamente tutti i seggi «coperti» e grande presenza anche durante il voto. La legge, anche in questo caso, è precisa e consente ai rappresentanti di lista di esporre su indumenti e materiale (cartelline e penne) i simboli del proprio schieramento. «Da molti seggi ci sono giunte notizie di vere e proprie aggressioni ai danni dei nostri rappresentanti - segnala Fabio Orengo, vice presidente del Municipio Medio Levante - Amici che avevano la spilla del Pdl e a cui si sono rivolti i presidenti di seggio per costringerli a togliere i simboli di partito. Tutti ben preparati hanno ribattuto che la legge li autorizzava e hanno anche chiesto l’intervento delle forze dell’ordine, ma in alcuni casi si sono sentiti dire che dovevano obbedire al presidente. Ovviamente non lo hanno fatto chiedendo piuttosto che venisse messo a verbale».
Le schede rifiutate
Diversi episodi di schede rifiutate si sono registrati nei seggi liguri e genovesi in particolare. Un sessantacinquenne si è registrato al seggio 612 di Sturla, poi non ha accettato le schede. Stessa scena al seggio 418 di San Martino, dove il presidente di seggio ha fatto fare al dimostrante una dichiarazione di rifiuto che è stata allegata al verbale. Nei seggi 140 e 144 di Certosa la protesta predicata da Beppe Grillo è stata reiterata. Lo stesso gruppetto di elettori si è presentato per tre volte al seggio facendosi sempre registrare per poi rifiutare le schede. Alla terza occasione il presidente si è opposto alla scusa di «non aver ancora esercitato il diritto di voto» e ha minacciato di chiamare la forza pubblica.
Il voto «bis»
C’è anche chi ha provato a fare il «furbo». Anzi, la «furba». Seggio 148, ancora Certosa. Una signora sulla sessantina vota, infila rapidamente la scheda gialla, quella per il Senato, nell’urna. Poi porge al presidente di seggio quella rosa per la Camera e chiede di avere una scheda per il Senato. Finge di non averla avuta. Breve discussione, poi il presidente sospende le operazioni di voto e riconta le schede ancora bianche. La verifica «inchioda» la donna che sperava di dare quel famoso «voto in più» che potrebbe regalare la vittoria al proprio schieramento. La «furbata» non riesce.
Proteste e polemiche anche tra gli elettori fuori dai seggi. Dopo la figuraccia delle penne che non funzionano, più di uno si è lamentato delle matite copiative, quelle usate per votare, che lasciano un segno molto leggero. «Io ho passato due o tre volte sulla X», dice una signora tra il fiero e il seccato. Altro che tutto liscio.