Voti in pieno caos: è sempre più giallo su eletti e conteggi

Il Senato: «Corte d’appello come Ponzio Pilato» Fi: «Conti errati su 1200 voti, schede bianche scomparse»

Paola Setti Sarà rissa continua per anni, nel centrosinistra. Con i Verdi a rinfacciare ai Ds l'usurpazione del seggio in Senato e con la Rosa nel pugno a gridare allo scandalo più di quel che già non stia facendo in queste ore. Perché la Corte d'appello di Genova avrebbe dovuto decidere sul ricorso che vede contrapposte Sabina Rossa dei Ds e Gabriella Badano dei Verdi, la prima proclamata senatrice la seconda a reclamarne il posto. Invece ieri i magistrati se ne sono lavati le mani, rinviando la questione alla giunta delle elezioni del Senato. Il tutto nonostante la nuova legge elettorale preveda che alle Corti d’appello e non più alla giunta delle elezioni spetta la decisione. Risultato: se il posto davvero è il suo, Badano lo scoprirà fra anni, forse neppure in tempo per fare ingresso a palazzo Madama. Lei, ieri la presa maluccio: «Ma questa è palese follia».
Il ricorso era stata la Rosa nel pugno a presentarlo. Spiegando che nelle regioni come la Liguria in cui nessuna delle due coalizioni ha raggiunto il 55 per cento, il premio di maggioranza scatta solo se almeno una delle liste della coalizione ha raggiunto il 3 per cento, e che quindi anche le liste che non lo hanno superato devono concorrere all’assegnazione dei seggi, interpretazione secondo la quale, appunto, al posto di Rossa diventerebbe senatrice Badano, rappresentante di Verdi, cossuttiani e consumatori nella lista “Insieme per l’Unione”. Ieri è scoppiato il putiferio. La Corte d’appello ha terminato l’analisi delle 30 schede contestate e, dopo aver giudicato ininfluenti i 18 voti assegnati, ha confermato gli eletti già proclamati: Graziano Mazzarello (Ds), Andrea Ranieri (Ds), Sabina Rossa (Ds), Lamberto Dini (Dl-Margherita) che opterà per un’altra circoscrizione lasciando entrare a Egidio Banti, Luigi Malabarba (Prc) che il 20 luglio lascerà il posto ad Heidi Giuliani, Giorgio Bornacin (An), Alfredo Biondi (Fi) e Ferruccio Saro (Fi).
Gli esposti? Trasmessi a Roma alla giunta per il Senato. E da Roma è proprio il presidente della Giunta, Giovanni Crema, ad attaccare i magistrati genovesi. Lui, è vero, è della Rosa nel pugno. Epperò la legge è legge: «Quella della Corte d’appello di Genova è una decisione pilatesca. Spettava a loro, non a noi, valutare i ricorsi, perché si tratta del merito dell’applicazione della legge e non di contestazioni su altri fattori». Solo in seconda istanza, spiega Crema, gli esposti possono essere ripresentati al Senato: «I magistrati genovesi si sono volutamente spogliati di un loro dovere, forse perché accogliere il ricorso della RnP significava contraddire i grigi funzionari del ministero dell’Interno». In effetti, il Viminale ha sposato la tesi che lo sbarramento del 3 per cento valga per tutte le Regioni. «Indicazioni non vincolanti» ha tuonato ieri Enrico Boselli della RnP.
Non avrebbe potuto rinviare tutto a Roma, la Corte genovese. «Già ma vede, al di sopra dei magistrati c’è la legge, ma ad amministrare la legge sono i magistrati» attacca Crema. Che poi dipinge uno scenario kafkiano: «Gli esclusi dovranno attendere anni. La mia giunta ha impiegato un anno e mezzo per decidere su due senatori ritenuti decaduti, e abbiamo battuto ogni record repubblicano quanto a brevità. Ci sono deputati che hanno aspettato 5 anni e non sono mai entrati».
Altri pasticci ieri sono arrivati dal fronte conteggi. È stato Lorenzo Zito di Forza Italia, al termine di quattro giorni Pasqua compresa trascorsi a rifare i conti, a segnalare «tante, troppe anomalie»: «Dalle copie dei verbali si evince una grande imprecisione nelle trascrizione dei totali: in 89 sezioni ci sarebbe una discordanza di oltre 1200 voti». Di più: «Dalle tante schede nulle e bianche si passa a seggi dove non ce n’è neppure una, un dato in contrasto con quello generale». Sono i verbali e non le copie a fare testo. Eppure, se le copie sono state compilate con tante imprecisioni, si può supporre che la stessa confusione si sia creata anche sui verbali. Dimostrarlo spetta, nel caso, alla Cassazione. Le verifiche di Zito sono già a Roma.