Voto all’estero, «cancellato» anche il Costarica

Continuano le segnalazioni al «Giornale» di possibili brogli. La Sinistra: Amato intervenga. Il Pd: tutto ok

da Milano

Voti comprati, schede sbagliate, plichi in ritardo o mai partiti. Lo scandalo dei brogli legati al voto degli italiani all’estero si allarga a macchia d’olio, mentre i primi voti cominciano ad arrivare in Italia. Il termine ultimo è fissato per il 10 aprile.
L’inchiesta del Giornale si arricchisce di nuove testimonianze incredibili. Come quella di Guido Colucci, residente in Costarica dal 1994. «Io ed altri 3mila italiani non abbiamo ricevuto alcun plico - dice al telefono Colucci - ho chiamato in ambasciata e mi hanno detto che i plichi sono arrivati in notevole ritardo e che non c’è più alcuna possibilità di stampare le schede in tempo. So che in Argentina sono state stampate 150mila schede in più (come ha ricordato ieri Silvio Berlusconi, ndr) potrebbero mandarcene qualcuna», scherza. Non c’è molto da ridere a pensare che nel 2008 a un cittadino italiano viene negato il diritto di voto. Senza speranze e senza appello. «Mi sento menomato nel mio diritto, e peraltro non so neanche a chi rivolgermi. E pensare che faccio parte del Comites, il comitato degli italiani all’estero. Anzi facevo. Mi sono dimesso ieri. Ma la mia domanda è: “E se il mio voto, o quello degli altri 3mila italiani in Costarica, fosse decisivo?”». Già. Stessa sorte per altri 51 paesi, dal Bangladesh allo Zimbabwe, dove secondo la Farnesina «non è possibile votare per corrispondenza».
Il Costarica si aggiunge dunque al lungo, lunghissimo elenco di Paesi a rischio brogli, che comprende Spagna, Scozia e Australia. Per non parlare di Usa, Francia e Canada. E ancora Venezuela e Nicaragua, dove i nostri connazionali hanno segnalato anche ieri «pubblicità illecita dei patronati dentro i plichi o allegate alle lettere delle ambasciate». «Sono residente a Nizza, mi è arrivato il plico dal consolato d’Italia di Nizza con le schede per votare e con la propaganda del Pd», scrive il signor Danieli. La busta, che il Giornale ha visionato, reca in effetti una scritta «vota Farina». «Sicuramente l’addetto agli invii l’ha messo dentro per fare propaganda elettorale alla sua idea politica», riferisce il connazionale. Anche al Centro Italo-Venezuelano di Caracas sono di casa «esponenti della sinistra che raccontano un sacco di “balle”, mentre ben poco spazio è stato dato alla controparte», scrive la signora Marta.
C’è poi un vorticoso mercato dei voti che interessa Inghilterra, Belgio, Brasile e Germania (come dimostra l’inchiesta del settimanale Tempi), dove peraltro alcune schede sono anche sbagliate. Un vulnus del quale, anche se un po’ tardivamente, si è accorta anche la sinistra. «Vengo dalla Svizzera dove so per certo che c’è una compravendita delle lettere destinate agli italiani all’estero per il voto», ha detto ieri il segretario del Pdci Oliviero Diliberto. «In qualche città è a 20 euro, in altre a 30, in altre ancora a 50. Ho chiesto al ministro dell’Interno un immediato intervento. Spero che da qui al 13 lo faccia e spieghi come intenda garantire la correttezza».
Il problema dei plichi, come ha da tempo segnalato il Giornale, è che contrariamente a quanto prevede la legge vengono recapitati a casa come posta ordinaria e non come raccomandata. Qualcuna torna al consolato (solo in Svizzera sarebbero 8mila) altre finiscono in mano a vere e proprie organizzazioni che «giraro» i voti dietro compenso.
Chi si dice ottimista è invece il Pd. «Gli italiani che risiedono all’estero hanno già ricevuto i plichi per votare per corrispondenza - afferma Maurizio Chiocchetti, responsabile Italiani nel mondo per il partito di Walter Veltroni - e dalle notizie che abbiamo sono già moltissimi gli elettori che hanno esercitato il proprio diritto. Siamo fiduciosi sull’esito di questo voto». Insomma, tutto bene. Come sempre.
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