Voto alterato, la Cgil scarica Bruzzese: «Con noi non c’entra»

E il regista della campagna Ds in Sudamerica prova a smentire l’intervista sullo spoglio contestato. «Il Giornale»: confermiamo tutto

Gian Maria De Francesco

da Roma

«Abbiamo speso 40mila euro, tutti documentati, per la campagna di Mirella Giai. Mentre Pollastri, un indipendente che è stato sostenuto dai centristi ma non c’entra nulla con la nostra storia, ha speso centinaia di migliaia di euro». È quanto ha dichiarato in un’intervista al Giornale di ieri il responsabile dell’Inca (il patronato Cgil), Antonio Bruzzese, a proposito delle spese elettorali sostenute dalla candidata dell’Unione al Senato nella circoscrizione Sudamerica, Mirella Giai, che in extremis ha perso il seggio a favore di Edoardo Pollastri dei Dl.
Nell’intervista Bruzzese è stato preciso. «Non arretreremo di un millimetro», ha detto a proposito del ricorso che Giai intende presentare aggiungendo che «c’è stata una proclamazione. Poi qualcuno quel risultato... lo ha riscritto». Il clima era avvelenato? «A un certo punto, la Postel venezuelana ci ha offerto un pacchetto di sette-diecimila tagliandi». Lo scrutinio a Castelnuovo di Porto? «C’era un casino pazzesco», ha concluso.
Poi ieri pomeriggio un cambio di rotta. A precisare con un comunicato è addirittura il presidente Inca Cgil, Aldo Amoretti. «Inca Cgil - sottolinea - non ha speso un soldo per campagne elettorali. Mi consta che Antonio Bruzzese vi abbia dedicato tempo prelevato dalle sue ferie. Naturalmente le dichiarazioni attribuite a Bruzzese, qualora corrispondessero al suo effettivo pensiero, non hanno niente a che fare con Inca Cgil». Si tratta di una precisazione legittima, ma che verte su un argomento, un’eventuale partecipazione finanziaria del patronato alla campagna elettorale, che non era stato minimamente accennato.
Anche Bruzzese ha voluto rimarcare le sue posizioni. «Il Giornale mi attribuisce, tra le altre, affermazioni senza fondamento e che non corrispondono affatto a quanto da me detto», ha fatto sapere il dirigente. Cgil e Inca, ha rilevato, «sono completamente estranee a qualsiasi coinvolgimento nella campagna elettorale e ai suoi relativi costi, che riguardano esclusivamente il comitato elettorale». Alla campagna elettorale, ha concluso, «ho partecipato a titolo personale, utilizzando parte delle ferie. Non ho mai detto che nel voto ci siano stati brogli (nell’intervista ha dichiarato: «Non spetta a me usare questa parola», ndr). Il ricorso di Mirella Giai non mette in discussione la regolarità del voto». Così Bruzzese che si è riservato ogni tutela di carattere legale. «La direzione del Giornale conferma il contenuto dell’intervista», ha risposto il nostro quotidiano.
È legittima anche la precisazione di Bruzzese sul ricorso alle ferie. I patronati, infatti, sono enti sottoposti al controllo e alla vigilanza del ministero del Lavoro.
Il senatore Edoardo Pollastri si è limitato a raccontare la sua versione. «Non vorrei alimentare il polverone - ha dichiarato - ma, tirato per i capelli, mi limito a ricostruire i fatti che mi riguardano». Sul sito del ministero dell’Interno risulta eletta Giai con 18.506 voti a fronte dei 18.376 di Pollastri. «Con 130 voti di differenza sarebbe stato legittimo incominciare a predisporre un ricorso. Io ho deciso di non farlo e ho anteposto un principio di unità della coalizione a un interesse personale», ha sottolineato il senatore. Poi la Corte d’appello ha ribaltato il risultato. Pollastri ha dato mandato ai propri legali di procedere «per tutte le dichiarazioni lesive». Nella macchina da guerra dell’Unione in Sudamerica qualche cigolio si sente.