Voto blindato a Nordest: «Il Veneto torni ai veneti»

Nella Marca trevigiana il Carroccio riparte con la campagna «porta a porta». E alle elezioni comunali lo «sceriffo» Gentilini resta il simbolo della cittadella nordista

nostro inviato a Treviso

Zitti zitti, senza neppure lamentarsi troppo della scarsa attenzione riservata loro dai media, i leghisti della Marca hanno cominciato una doppia campagna elettorale (Parlamento e comune) come quelle di una volta. Volantini, manifesti, bandiere ingombrano la sede provinciale a Fontane di Villorba, località poco fuori dal capoluogo dove il sindaco Liviana Scattolon, leghista doc e candidata alla Camera, il mese scorso ha proposto di aprire un ostello per vagabondi e prostitute. Gianantonio Da Re, il segretario provinciale, dirige il traffico della cittadella nordista. Materiale da preparare e da smistare, mappe del «porta a porta», ma soprattutto le ultime liste da compilare.
Per le amministrative, infatti, c'è tempo fino a sabato. E il Carroccio presenterà anche stavolta due liste: quella ufficiale e quella di Giancarlo Gentilini. Sembrava che il settantottenne sceriffo appendesse il cinturone: «Non posso più combattere col pugnale tra i denti - aveva detto -. La Lega è nata come movimento d'opposizione, rivoluzionario. Ora non possiamo più pensare di andare avanti con la baionetta». Invece Genty non lascia, e raddoppia. Pare che l'intera giunta (di cui è vicesindaco) si presenterà con lui. «C'è la corsa a candidarsi - dice Da Re -. Gentilini ha un suo elettorato che va valorizzato e premiato. Questa lista è un segno di riconoscimento per il suo impegno a favore di Treviso».
L'altra battaglia, quella per Camera e Senato, è già partita e sono tutti fiduciosi. Da Re garantisce: «Sapevamo che il confronto tra i leader nazionali ci avrebbe oscurato, ma noi useremo le nostre armi, che sono i rapporti diretti con la gente. Dovunque andiamo a volantinare o a piantare i gazebo, troviamo grande entusiasmo. La gente ci chiede di battere la sinistra, andare al governo e fare in modo che le nostre tasse restino qui per aiutare le famiglie e le aziende. Gli imprenditori sono in difficoltà, chi aveva delocalizzato a Est ora ha meno convenienza, ma le fabbriche non hanno le ruote. Occorre intervenire. È una preoccupazione che riguarda le tante piccole imprese come le grandi tipo Benetton».
La crisi si sente anche nel ricco Nordest. «Dobbiamo restituire il potere d'acquisto agli stipendi - protesta Gobbo - e la strada è una sola: il federalismo. Il Veneto confina con una regione e due province autonome, e tanta gente tocca con mano ogni giorno gli enormi vantaggi di chi non manda al Sud le tasse». Davvero il primo obiettivo leghista è blindare al Nord il 90 per cento del gettito, secondo il programma presentato da Umberto Bossi a Vicenza? «Magari l'80... Ma bisogna aprire davvero la strada al federalismo fiscale».
«Ogni giorno partecipo a manifestazioni e la sensazione è che avremo un buon risultato, soprattutto a Treviso - prevede il presidente della provincia, Leonardo Muraro -. C'è grande aspettativa, tanto calore, ma i veneti sono anche in guardia: adesso dovete portare a casa i risultati, ci dicono. La Lega sta calamitando voti perché è sotto gli occhi di tutti la disparità del Veneto: qui uno che vuole costruire un albergo deve progettarlo e pagarlo di tasca propria, mentre a 20 chilometri il 70 per cento glielo dà l'ente autonomo. Vogliamo gli stessi diritti per tutti, se non c'è parità non c'è democrazia. Noi avremo un buon risultato perché siamo gli unici che vogliono fare soltanto gli interessi del Nord».
Federalismo, tasse, aiuti alle imprese. Ma il Veneto chiede anche sicurezza. «E la nostra coerenza sarà premiata - assicura Luca Zaia, vicepresidente della Regione -. La Lega è un partito con le idee chiare, le battaglie fiscali pagano ma soprattutto quelle per la sicurezza. Ovunque vado, trovo cittadini che ancora non perdonano ai loro partiti di aver liberato 25mila delinquenti con l'indulto. La sicurezza e l'ordine pubblico sono una priorità assoluta e le ordinanze dei nostri sindaci dimostrano il nostro impegno. Abbiamo candidati padani doc, gente che la mattina prende il caffè al bar, che conosce direttamente i problemi di tante famiglie e tanti imprenditori e che quando arriverà a Roma non si farà gli affari propri, ma i loro».