Il voto cattolico si è secolarizzato Ma Mastella non se ne è accorto

È la divisione del paese in due schieramenti, di destra e di sinistra, una conseguenza del sistema elettorale? O è la realtà politica che ha prodotto il sistema elettorale?
L’elettorato italiano ha mostrato la volontà di ottenere la possibilità di eleggere il volto di chi li governa. Per questo non è credibile che si possa imporre un sistema elettorale in cui non siano dichiarate prima delle elezioni le alleanze che saranno alla base della formazione del governo. Sicché è inevitabile che i partiti debbano dichiarare le alleanze e quindi scegliere tra destra e sinistra.
Anche l’elettorato cattolico si divide in base a questa categoria di destra e di sinistra, che corrisponde a diverse posizioni all’interno della Chiesa. Il centro nei suoi giorni della Dc era inteso come una collaborazione imposta dalla Costituzione con il Pci. Il centro può essere una categoria effettiva solo se si divide radicalmente dalla destra. Non vi è dubbio che il partito di centro disegnato da Clemente Mastella sia un centro che guarda esclusivamente a sinistra in termini di mediazione. La divisione politica in Italia è avvenuta tra destra e sinistra proprio perché gli interessi della maggioranza moderata erano sempre esposti, nei giorni della Dc, alla necessità di mediazione con la sinistra comunista. Ed anche dal punto di vista cattolico i rapporti con il Psi erano squilibrati. L’elettorato, dopo Mani Pulite, ha scelto di rappresentarsi con i suoi interessi reali, diversi da quelli espressi dalla sinistra; e, per questo, è nata la destra.
Eliminata la questione democristiana, è apparsa la questione comunista. E questa corrisponde anche al sentimento dell’elettore cattolico che ha visto il governo Berlusconi esprimere la politica più vicina ai cattolici di tutte le legislature della Repubblica. Anche gli interessi cattolici sono stati fatti presenti, non con la mediazione della gerarchia che imponeva il voto per la Dc, ma con la scelta dei cattolici di schierarsi per partiti non associati alla storia della sinistra. La secolarizzazione del voto cattolico nel centrodestra ha prodotto una politica più vicina alla Chiesa.
La questione postcomunista è divenuta così dirimente in Italia. La prova migliore sta nel fatto che la storia postcomunista è divenuta la storia della cancellazione dell’identità comunista, al punto tale che ora il Ds si fonde con la Margherita in un partito che non ha forma e che non può non risentire del peso montante del laicismo in Italia conformemente alle tendenze prevalenti in Europa.
Può esistere una lobby cattolica, purché sia rivolta ai due schieramenti; ma un partito di centro non è una lobby, è una posizione politica generale. Oggi il partito di Casini e di Mastella sarebbe come una lobby cattolica che funziona come partito generale; e, per la presenza di Mastella e di Rutelli, non potrebbe che scegliere, come la Dc, di collaborare con la sinistra. Il mondo cattolico non ha interesse a delegittimare la destra quando l’elettorato moderato l’ha scelta, assumendo, anche come elettorato cattolico, posizioni vicine alla Chiesa, come prima non era mai accaduto.
È certo che il linguaggio parlato dal mondo cattolico ha più affinità con la sinistra che con la destra. Esso ha seguito largamente l’idea dell’assistenza sociale e tende a non riconoscere apertamente la realtà del privato, della proprietà, della legge naturale che era un tempo il fondamento della dottrina sociale cristiana ed è stata ripresa da Forza Italia come elemento fondante.
Se nascesse il prepartito di Pezzotta potrebbe configurarsi come lobby cattolica nella democrazia italiana; e, paradossalmente, il suo compito potrebbe essere quello di legittimare il fatto di tanta parte del voto cattolico alla destra. Riprodurre la Dc come partito ecclesiastico che conduce i voti cattolici moderati alla mediazione verso la sinistra è oggi impossibile. La scelta che si impone oggi alla cultura cattolica è anche quella di permettere che i cattolici moderati possano scegliere secondo gli interessi culturali, economici, sociali della realtà che rappresentano.
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