Dal voto in Cile e Brasile doccia fredda sulle ambizioni della sinistra

La sinistra moderata al governo in Brasile e Cile vacilla. A sorpresa, le elezioni comunali hanno consegnato le chiavi delle due capitali e di altre importanti città all'opposizione e hanno cambiato completamente lo scenario per le elezioni presidenziali che si terranno in entrambi i paesi entro i prossimi due anni. Se in Brasile qualcuno se l'aspettava, in Cile anche la stessa opposizione ammette di non crederci ancora.
«In questo risultato non ci sperava nessuno, solo i più ottimisti». A parlare così era ieri Juan Antonio Coloma, il presidente del'Udi, uno dei due partiti che formano la coalizione di destra nota come Alianza (por Chile). I risultati infatti parlano chiaro, l'Alleanza ha strappato alla coalizione della presidentessa Bachelet il comune di Santiago del Cile e altri municipi emblematici come Valparaíso, Rancagua, Temuco e Viña del Mar. Il risultato è sicuramente storico se si guarda il numero di sindaci eletti. El Mercurio sottolinea che è la prima volta che l'opposizione vince le elezioni dal 1958, garantendosi il 40,5% dei primi cittadini in ballo, contro il 38,4% raccolto dalla coalizione di Bachelet nota come la Concertación (de Partidos por la Democracia).
La Concertazione può rigirare il calzino dei risultati guardando il numero dei consiglieri eletti, dove ha vinto con il 45,2% contro il 35,9% raccolto dall'Alleanza, ma questo non pareggia il duro ed inaspettato colpo ad una coalizione che è abituata a governare da quando Pinochet lasciò il potere. «È molto importante che la Concertazione riceva quest'appoggio dopo 18 anni - annunciava ieri la Bachelet - ma ora deve ascoltare questo nuovo messaggio e rinnovarsi». L'inaspettato contraccolpo per la coalizione di centrosinistra è un chiaro segnale che le elezioni presidenziali che si terranno l'anno prossimo non saranno una passeggiata. E mentre l'Alleanza parla già di usare questo risultato come trampolino per il 2009, la Bachelet sarà probabilmente costretta ad affrontare un rimpasto di governo.
Anche il vicino Brasile, dove la popolarità di Lula tocca livelli mai raggiunti da nessun politico, è stato sorpreso dalle comunali. Nelle 30 città che sono andate al secondo turno delle elezioni comunali, il Partido dos Trabalhadores (Pt) di Lula ha vinto solo in otto. Lo schiaffo brucia ancora soprattutto a San Paolo e nell'ex bastione di Porto Alegre. La prima, la più popolata, ricca ed importante città del Brasile ha infatti piantato in asso l'amica ed ex ministro di Lula, Marta Suplicy. Il suo sfidante, Gilberto Kassab, del Partito democratico, all'opposizione, ha infatti largamente vinto con il 61,1% dei voti. Suplicy, che era tra le candidate alla successione dello stesso Lula, è stata invece cancellata di colpo dalla lista delle pretendenti.
Queste municipali sembrano aver confermato una grande paura del Partito dei lavoratori, quella che vuole che il Pt non vinca se Lula non è il candidato. Sembra infatti che il presidente non riesca a trasferire il suo abbondante carisma - Lula non è laureato ma è stato eletto per ben due volte con il record di numero di voti - ai suoi delfini.