Voto col trucco, la Tunisia s’incendia ancora

In poche ore la nuova ribellione si è estesa in tutto il Paese. Bocciate sei liste avversarie dei musulmani. E scoppia la violenza nella città in cui è nata la primavera araba. Attaccati il governatorato e la sede della guardia nazionale. Blindati in strada

Sidi Buzid La città che ha dato il via alle rivolte tunisine si compatta contro quello che reputa un imbroglio: le consultazioni per la formazione del governo avviate da Ennahda, il partito islamico, e il Cpr di Moncef Marzouki. Dopo l’esclusione di alcune liste dal conteggio iniziale, che aveva attestato il partito Aridha (Petition populaire) come terza forza del Paese, è esplosa però anche la violenza. La puzza di bruciato è il primo odore che si sente entrando in questa città, assaltata dai suoi stessi abitanti due giorni fa, che hanno incendiato anche la sede del municipio. Ragazzini, per lo più, pagati da ex membri dell’Rcd, l’ex partito del regime che era «rientrato» in alcune di queste liste attraverso candidati-fantoccio e che oggi è invece totalmente fuori dal sistema dell’Assemblea.

È stato lo stesso leader del partito, il magnate tv Mohamed Hachmi Hamdi, ad annunciare dopo critiche a valanga che avrebbe ritirato i suoi eletti, tutti quelli del Paese, dall’assemblea costituente. La dura accusa di aver candidato persone non gradite alla nuova Tunisia, più quella, più grave secondo alcuni, di aver ottenuto voti inondando l’etere di propaganda scorretta, fuori tempo massimo, dal suo canale satellitare tv Al Mustakillah. A Sidi Buzid sono arrivati allora i militari, fermi da ieri notte all’ingresso della città, isolata da una cerniera di sette cingolati e duemila soldati. Per capire lo stato delle cose bisogna fare una passeggiata di fronte alla sede del municipio, data alle fiamme come molte altre cose, perfino la sede di una Ong. Quasi tutte le automobili posteggiate nello spazio Bouazizi sono state divorate dal fuoco. L’esclusione decisa dal tribunale elettorale, a danno di Aridha (Petition populaire) e del suo discusso leader politico, presidente e magnate, era stata digerita. Perché era limitata. Ma il doppio sviluppo di questa post-elezione ha riportato il disordine nella città.

Gli abitanti non sono affatto contenti: dicono che non c’entrano nulla con le violenze. Hanno votato Aridha Chabiya, il miliardario tv Mohamed Hachmi che qui è nato. Dapprima contro Ben Alì, poi volato a Londra e poi di nuovo tornato in contatto col regime. Ecco perché qui non vogliono sapere nulla di Ben Alì. Qui hanno combattuto il dittatore anche con la musica. Nidhal, che mi accoglie all’arrivo, è salutato da tutti durante il chilometro percorso tra i ruderi.

I segni della devastazione fanno parte di questa città da parecchi mesi, ma la violenza scoppiata due giorni fa è diversa, politica, folle. Lui, quando qualcosa non va, scrive una canzone. Ecco perché lo conoscono, nonostante la giovane età. Scrive rap politico e tutti gli riconoscono l’autorità di un quarantenne. Parlando con le persone, le ultime rimaste prima del coprifuoco, si capisce perché chi non ha commesso atti di violenza è già molto triste dopo l’entusiasmo di domenica. Vedono una città smembrata, senza più un municipio e con le pareti del centro bruciate dalle fiamme. Mentre a Tunisi, con la stessa velocità con cui loro rientrano a casa per il coprifuoco, Rachid Gannouchi ha iniziato le consultazioni per l’esecutivo.

Un governo a tre, in cui, però, il terzo partito non è quello nato e cresciuto qui, sulle macerie del regime di Ben Alì - anche ieri i più arrabbiati sulle strade erano ex Rcd finiti nelle liste di Aridha Chabiya, e oggi fuori dai giochi. La protesta ieri si è allargata anche ad altre località limitrofe. Che non credono alla buona fede democratica dell’Isie, l’organismo di controllo sulla regolarità del voto. Città come Regueb e, più a sud, Mezzouna, Meknassi, a pochi chilometri da qui.

Tutto il circondario di Sidi Buzid è in fermento. Ieri il ministro degli Esteri Franco Frattini ha espresso preoccupazione per l’evolversi di questa situazione, che ha creato un nucleo di città tunisine in cui non è permesso uscire dopo le sette di sera. Sidi Buzid è stata la prima a imporre il coprifuoco a fronte di questi disordini. Perciò chiedo a Nidhal di cercare un posto dove non ci siano così tanti occhi a fissare un estraneo, un internet café per raccontare questa situazione: «Non c’è niente di tranquillo adesso». Andiamo a casa sua.