Il voto contro Prodi

(...) come Paolo Tizzoni, Renata Briano, Piero Fossati ed Ennio Massolo hanno assolto discretamente o bene il loro compito. Poi, l’una e l’altro possono piacere o non piacere, ci mancherebbe. Ma non riconoscere i loro meriti, significherebbe non avere onestà intellettuale. Probabilmente, saremmo pronti a scrivere su qualche altro giornale, non sul Giornale.
Ma non è qui il punto. Pensarla diversamente è legittimo e anche qui in redazione c’è chi ha giudizi molto più pesanti dei miei nei confronti di Vincenzi e Repetto e magari più morbidi per Pericu. È il bello della dialettica. Solo su un punto siamo tutti concordi: la Casa delle libertà schiera ottimi candidati come Renata Oliveri ed Enrico Musso, in grado di migliorare tranquillamente i risultati dei loro predecessori ed antagonisti.
Il punto è un altro. Sono perfettamente d’accordo con Silvio Berlusconi quando dice che il voto ha valenza nazionale, per provare a sfrattare Prodi e con Claudio Scajola quando - con la consueta onestà intellettuale - dà a Marta quello che è di Marta e dice che la Vincenzi, anche se lo volesse, sarebbe tenuta in ostaggio dal «partito del no». Ribadendo che, se cade Genova, cade anche Roma. C’è anche un illustre precedente: la vittoria del 2000 di Sandro Biasotti fu il tassello decisivo per mandare a casa Massimo D’Alema.
Ora, personalmente, non credo che Romano Prodi abbia la stessa dignità politica che ha avuto Massimo D’Alema. E penso che proverà in ogni modo a stare abbarbicato alla sua poltrona a Palazzo Chigi, con quello che è probabilmente il peggior governo della storia della Repubblica. Ma, se cade Genova, è probabile che qualche alleato lo molli e che cada anche contro la sua volontà. Proprio per questo, il voto genovese diventa ancora più importante. Ricordate quello che disse due settimane fa Piero Fassino nel suo comizio davanti a 4-500 persone (mai così poche a Genova) davanti al Ducale: «Ricordatevi che si vota per Vincenzi e Repetto e non contro Prodi». Detto dal segretario del maggior partito di maggioranza è qualcosa in più di un’autodenuncia. Domenica e lunedì, abbiamo in mano un’arma fenomenale.