Voto degli italiani all’estero: il Polo cerca una lista comune

Bocciata l’idea di un gruppo misto con l’Ulivo, Tremaglia vorrebbe un simbolo col proprio nome

Alessandro M. Caprettini

da Roma

Giorni caldi tanto nel Polo che nell’Unione per il voto degli italiani all’estero. Di qui ad una settimana si deve decidere come marciare. E se a sinistra - almeno per ora - non compaiono crepe, è sul versante del centrodestra che la situazione si è fatta maledettamente complicata.
In principio fu Tremaglia. O meglio, l’idea del ministro di An dopo il varo della legge che porta il suo nome, di metter su una sorta di «gruppo misto» tanto alla Camera che al Senato che riflettesse più che gli schieramenti di parte, gli interessi dei non soli 3 milioni e passa di iscritti nelle liste (Aire) e che potranno esercitare il loro voto, ma l’intera comunità di nostri connazionali finiti in giro per il mondo: tra i 40 ed i 50 milioni, se si considerano i discendenti di quei 25 milioni emigrati tra il 1860 ed il 1985.
L’idea non era balzana. Più che arruolarli nei diversi gruppi politici, gli eletti (12 deputati e 6 senatori) avrebbero potuto costituire un manipolo di custodi della «italianità» nei cinque continenti. E in questo, a quanto fanno filtrare dalla Farnesina, si sarebbe trovato d’accordo anche Ciampi che al voto agli italiani all’estero non aveva fatto mistero di tenere parecchio. Solo che la ciambella tremagliana è uscita male dalla cottura nel forno. Già ai primi contatti con le forze dell’Ulivo, parecchi mesi fa, il ministro si sarebbe sentito rispondere un secco ma inequivocabile niet. La sinistra, o l’Ulivo, o l’Unione o come vi pare (ma a tutt’oggi pare che il nome della rappresentanza unitaria possa essere «Democratici» che in parte accontenterebbe le smanie unitarie di Prodi...), fece sapere che avrebbe eletto i suoi. Senza se e senza ma.
A questo punto la palla passava al centrodestra e Dario Rivolta, responsabile esteri di Forza Italia, aprì la pratica andando a sondare gli alleati. L’Udc? Si può fare, gli fu risposto, considerando anche che azzurri e scudocrociati già sono affiancati nel Ppe, ma poi Baccini disertò gli incontri messi in programma. La Lega? Stefano Stefani, responsabile della materia per il Carroccio una certa disponibilità la concesse. Ma la sorpresa venne da An. Lista unitaria del centrodestra? Venite voi nella nostra, fu la risposta. Rivolta scoprì a quel punto che Tremaglia aveva fatto già decollare un progetto che raggruppa i vecchi Ctim (Comitati tricolori italiani nel mondo) e li inserisce in un simbolo dove c’è il suo nome: «con Tremaglia». «A quel punto perchè non “con Berlusconi”? - rileva il rappresentante azzurro - o, fuori da ogni polemica, perché non presentare un simbolo unitario della Casa delle libertà?». Tremaglia però non cede. Vuole una lista disancorata perché si sente probabilmente ancora legato al suo progetto originario. E così nel centrodestra, se non si dovessero modificare le cose, si corre il rischio di una débâcle. Perché è vero che ci sono due voti di preferenza da poter esprimere (su un numero di candidati doppio degli eleggibili e dunque, in Europa, una scelta su 12 nomi per la Camera e di 4 per il Senato), ma sempre su liste proporzionali. Il che vuol dire che se la sinistra si presenterà compatta (Rifondazione compresa, a quanto pare), mentre il centrodestra sarà diviso in due tronconi, è forte il rischio del «cappotto».
Della questione si discuterà nei prossimi giorni. An dovrebbe affrontare il tema nelle pieghe della conferenza programmatica che sta tenendo. In Forza Italia Rivolta ha convocato un direttivo di «Azzurri nel mondo» (organizzazione ormai divenuta capillare in tantissimi paesi stranieri, con tanto di sedi e di iscritti) prima di un possibile conclave con gli alleati per verificare se è ancora possibile appianare le divergenze o se si andrà alla conta sparigliati. Lorenzo Cesa, leader dell’Udc lascia aperto uno spiraglio: «Credo che si possa fare qualcosa con Forza Italia», ammette. E anche Stefani si dice «disposto a ridiscutere la questione per evitare un pazzesco autolesionismo. Ma è chiaro - puntualizza - che Tremaglia deve rinunciare alla sua lista personale e che An non può pensare di fare la parte del leone. Mi chiedo - termina il parlamentare leghista - se Berlusconi è al corrente del rischio che corriamo. Se Fini ne sa qualcosa...».
E dunque si fanno febbrili i tentativi in extremis di rappezzare il centrodestra. Quanto possano riuscire è però ancora da verificare. Altrimenti, ognuno per la sua strada. Con Prodi che gongolerà...
(2.Continua)