"Dopo il voto fuga dal Pd al Prc"

Il presidente del Consiglio: "Dopo le elezioni il Pd si sfalderà.  Alcuni andranno nel Prc, altri con Casini. Il partito di Franceschini non ha ancora deciso la propria collocazione in Europa". E sugli immigrati: "La Toscana vuol fare una controlegge" 

Roma - Dopo le elezioni europee il Partito democratico si sfalderà. Ne è convinto il premier per il quale "si sa nel mondo politico che dopo le elezioni europee si smembreranno. Enrico Letta si pensa che si unisca a Casini, queste sono le voci; Rutelli dovrebbe fare un suo partito; molti del Pd ritornerebbero nel Prc". Berlusconi, in una intervista all'emittente tv Italia 7, sottolinea poi come il "grande disagio" del Pd democratico sia rappresentato bene dal fatto che "non ha ancora deciso in quale gruppo stare in Europa: se nel partito cosiddetto liberale, direi poco liberale perché ci partecipa Di Pietro - ha concluso il premier - o nel gruppo socialista".

Sinistra malata di odio politico A sinistra "sono malati di odio politico. Noi - ha detto Berlusconi - cerchiamo di portare al governo degli uomini che vengono dal mondo del lavoro, della società civile, che fanno politica per spirito di servizio. Questo è quello che ci differenzia dalla sinistra, che presenta politici professionisti che non sanno fare altro mestiere se non la politica e quindi che la fanno non per gli altri ma per se stessi, e sono malati di odio politico". 

Immigrati, la legge regionale Toscana Il presidente del Consiglio torna a parlare d'immigrazione. Un tema che ha infiammato il dibattito politico nelle ultime settimane, con i respingimenti dei barconi di immigrati e la querelle tra Malta e Italia. La Regione Toscana sta per varare una propria legge sull’immigrazione che, tra le altre cose, prevede l’assistenza socio-sanitaria dei clandestini.  In attesa dell'approvazione da parte del Consiglio regionale Berlusconi dice che si tratta di una controlegge: "Qualche cosa di insensato che risiede nel fatto che la sinistra ha effettuato un cambiamento del Titolo V della Costituzione, dando alle regioni dei poteri che ciascuna regione esercita per conto proprio, molto spesso addirittura in totale distonia rispetto all’interesse del Paese".