Un voto per governare

Molti pensavano che Berlusconi vincesse. Nessuno pensava che
stravincesse così. Ancora una volta il leader del centrodestra è
riuscito a parlare alla pancia del Paese in un modo che è persino
difficile da spiegare

Molti pensavano che Berlusconi vincesse. Nessuno pensava che stravincesse così. Ancora una volta il leader del centrodestra è riuscito a parlare alla pancia del Paese in un modo che è persino difficile da spiegare: non ci sono sicuramente riusciti l’intellighentia e i grandi giornali e nemmeno i sondaggisti, uomini che spesso hanno le cifre, ma non sempre hanno i numeri come gli exit poll del primo pomeriggio di ieri hanno mostrato. Veltroni può caricare i pullman di vip e chiedere le firme a 490 uomini della cultura, morti compresi, ma l’Italia va da un’altra parte, parla un’altra lingua. Ed è con quell’Italia, quella che lavora e produce, quella che tiene in piedi la nostra economica che Berlusconi è riuscito ancora una volta a mettersi in contatto realizzando un’impresa che di fatto già ha cambiato il volto del Paese. E dire che lo descrivevano come vecchio e stanco.

Se dopo la valanga delle ultime ore, riuscite ancora a sopportare qualche numero, proverò a riassumere in 7 semplici punti questa giornata per certi versi storica. Così, forse, riusciremo a fare ordine fra le tante cifre e le parole ancor più numerose.
1) Gli elettori si sono dimostrati maturi e hanno spinto l’Italia verso un bipolarismo compiuto. Viene da pensare a tutto il tempo che abbiamo perso a parlare di legge elettorale: sicuramente il sistema si può migliorare, ma è fin d’ora evidente che sono bastati comportamenti virtuosi da parte dei leader politici e, appunto, la maturità degli italiani per completare quella semplificazione del quadro politico di cui il Paese ha bisogno. Il Porcellum, in fondo, è meno Porcellum di quel che si diceva. O meglio gli si sono addossate responsabilità che non aveva. In fondo, non tutti i Porcellum vengono per nuocere.

2) Il voto esprime una forte richiesta di governabilità. Il Paese non ne può più di discussioni bizantine, di lamentazioni dorotee, di mediazioni estenuanti al ribasso, di tavoli di confronto e di pseudo-verifiche da prima Repubblica. Sono stati puniti i partiti minori (tutti i partiti minori) proprio perché sono stati ritenuti i principali responsabili dell’ingovernabilità del Paese.

3) Fra i partiti responsabili dell’ingovernabilità del Paese, in particolare, sono stati puniti quelli dell’estrema sinistra. Non mi dilungo perché sull’argomento si esprime da par suo il nostro Michele Brambilla. Ma non possiamo fare a meno di registrare che, con oggi, viene cancellata l’anomalia italiana, cioè la massiccia presenza nel Parlamento di formazioni che si richiamano alla cultura comunista. Bandiera rossa non la trionferà mai più. È anche questo un fatto epocale.

4) Il Paese ha scelto per la terza volta di farsi governare dal centrodestra. Una scelta netta, così che nessuna previsione, neppure la più favorevole al Pdl, osava immaginare. Ciò significa che Berlusconi avrà a disposizione una maggioranza solida e stabile, senza i disturbatori dell’Udc, come era avvenuto in passato. Si tratta naturalmente di una grande opportunità ma anche di una grande responsabilità. Non va sprecata. Nessun cedimento, nessuna debolezza: fin da subito il governo dovrà dimostrare compattezza, decisione e capacità di incidere profondamente sui problemi (gravissimi) del Paese. Quando gli elettori danno una fiducia così grande pretendono una risposta all’altezza. Se ne ricordino quegli esponenti del centrodestra che nella precedente esperienza di governo diedero l’impressione di essere più interessati al loro piccolo potere che al bene dell’Italia.

5) Quest’ultimo punto è importante anche perché il sentimento dell’antipolitica è tutt’altro che scomparso nelle urne. Anzi. Il risultato della Lega e di Di Pietro può essere letto come un «voto utile di protesta»: da una parte gli elettori del centrodestra e del centrosinistra non hanno voluto sprecare il loro voto scegliendo partiti mignon, ma hanno anche mandato un messaggio chiaro della loro scontentezza nei confronti del Palazzo optando in misura notevole, all’interno delle coalizioni, per le due formazioni più vicine alla contestazione del sistema. È come se dicessero: bisogna cambiare in fretta.

6) Cambiare in fretta è anche il modo migliore per rinsaldare l’alleanza di centrodestra. Non è vero, come dicono alcuni commentatori, che Berlusconi è «ostaggio» di Bossi. Il patto fra i due è saldo e si basa su elementi concreti. Soprattutto, si basa su un progetto comune di profonda trasformazione della società italiana: è questa la richiesta che arriva, in modo forte e chiaro, da quel Nord produttivo, colpevolmente trascurato negli ultimi due anni. La questione settentrionale, in fondo, è tutta qui.

7) Resta da dire di Veltroni. Prima di tutto bisogna tributargli l’onore delle armi. Ha perso, ma ha rischiato e l’ha fatto a viso aperto. Se da oggi questo Paese è un po’ diverso, è anche merito suo e della sua scelta coraggiosa. Ora gli tocca un’opposizione che, se quello che ha detto finora non è tutto un bluff, dovrà essere di conseguenza moderna e costruttiva. Vedremo. Intanto va però registrato che la sua operazione è fondamentalmente fallita: è andato in giro annunciando che Berlusconi si spostava a destra. E invece è stato lui che si è spostato a sinistra: ha conquistato voti solo ai danni di Bertinotti&C., senza riuscire a sfondare nel ceto moderato e senza fare breccia nelle regioni del Nord. È la dimostrazione di quanto abbiamo scritto nelle ultime settimane: un Calearo non fa primavera.
Ci sarà molto altro da dire nelle prossime ore. Per il momento ci fermiamo e tiriamo il fiato. È stata una notte lunga, ma stamattina siamo sicuri che anche voi respirerete un’aria diversa. Meno soffocante. È un soffio di speranza, in mezzo a tante difficoltà e delusioni. Ora bisogna stare attenti che non vada perduto.