Dopo il voto An guarda a un altro voto

Giorgio Bornacin </B>I «mercenari» mettono a rischio tutti i partiti. Andiamo avanti, ma basta con le accuse, specie da chi non ha titoli per farlo

Il congresso di An è finito. Forse. Perché lo strascico giudiziario, con le denunce in procura è sempre più vicino. E perché le dichiarazioni del giorno dopo hanno fatto tutto tranne che smorzare le polemiche. Così il senatore Giorgio Bornacin, che peraltro finora non aveva fatto dichiarazioni sul congresso, non si sente di condannare la scelta di Alfio Barbagallo, presidente provinciale uscente, di ricorrere alla magistratura. «È una questione di principio, quello che è successo in An riguarda anche altri partiti, con il fenomeno dei “mercenari” da congresso, degli iscritti dalle tante tessere diverse, che potrebbe condizionare anche altri, specie a sinistra dove il sistema delle primarie sta diventando una costante - spiega Bornacin -. Comunque adesso è l’ora di spegnere i riflettori su un congresso lacerante, purché non si sentano più certe frasi su chi ha guidato il partito. C’è sempre stato ricambio generazionale, in tutti gli enti locali ci sono stati nuovi eletti. E poi la politica non si fa con i metri quadrati della sede ma, cito Giorgio Almirante, “è un pane duro che si mastica tutti i giorni”».
Pochi i contenuti politici al congresso, conferma il senatore. Le divisioni più nette ci sono state sui nomi. Soprattutto sulle candidature. «Parlo dei nomi ormai noti, Sossi, Quattrocchi, Genova e Carleo - taglia corto Bornacin -. Sono persone in grado di fare i consiglieri comunali più che bene, di rappresentare un partito che vuole quello che la gente chiede, cioè più sicurezza. Soprattutto sono un segnale chiaro nella città di Carlo Giuliani». L’ultima stoccata di Bornacin, in realtà è una parata e risposta da autentico schermidore. Gianfranco Gadolla, il nuovo presidente provinciale, gli aveva rimproverato di essere sempre stato eletto in collegi blindati. «È singolare, detto da chi in Regione c’era entrato nel 1996 solo perché il sottoscritto, primo degli eletti di An, era diventato senatore lasciandogli il posto. E che era alla sua quarta rielezione a suon di migliaia di voti - osserva -. Nel ’79 ero stato il primo dei non eletti alla Camera, dopo Cesco Giulio Baghino. Ma queste cose dimostrano che le vecchie correnti di partito almeno avevano differenze ideologiche. Oggi non ci sono più, ma ci si divide sugli interessi».
Dalla cordata del vincitore arrivano invece inviti a guardare al futuro. «Il mio rammarico più grosso - ammette il consigliere comunale Giuseppe Murolo - è che ci sia stato un uso eccessivo della stampa per questo congresso. Se qualcuno aveva qualcosa da dire o da obiettare, poteva richiedere l’intervento del presidente Fini o di un suo incaricato, rivolgersi a un giurì di Roma, ma mai lavare i panni sporchi fuori dal partito. Con i ricorsi alla procura e al Tar ci rimettiamo tutti, e in primis il partito». La commissione verifica poteri si era opposta al voto di circa 200 iscritti che però sono stati ammessi ugualmente. «La commissione non ha però potere decisionale, ma deve riferire a chi presiede il congresso - ribatte il consigliere -. Lo ha fatto e l’onorevole Nicola Cristaldi ha deciso diversamente. Tutto lì». Murolo punta alla conferma in Comune e dovrà decidere, come membro del direttivo, sui 4 nomi «contestati». «Ogni apporto in più è ben gradito - si limita a osservare -. Non abbiamo ancora avuto la conferma della loro disponibilità a presentarsi, comunque se ne parlerà nel direttivo».
Stessa linea per Aldo Praticò, suo collega a Palazzo Tursi, che ribadisce l’assenza di qualsiasi opposizione alle candidature di Sossi, Quattrocchi, Genova e Carleo (quest’ultimo in circoscrizione levante). «Sono uomo di partito e voglio bene ad An. Per me è finito un ciclo e se ne è aperto uno nuovo, con tanti giovani e tante persone esperte che saranno preziose per il partito - prova a smorzare le polemiche -. Il congresso si è chiuso con il 75 per cento di voti di Genova a un candidato, il 67 per cento se si conta il dato complessivo della provincia. Mi sembra una scelta netta, che lascia poco spazio alle repliche. Ora invece serve un gioco di squadra per avere un grande risultato alle elezioni. In Regione l’ultima volta An ha avuto poco successo. Credo serva l’appoggio di chiunque e vedo che ora c’è tanta voglia di scendere in campo, per questo credo che la nostra squadra possa vincere».
Per la squadra però adesso tutti aspettano le convocazioni del ct. Soprattutto per sapere se ci saranno dei campioni esclusi. E quindi anche come sarà lo «spogliatoio».