Voto a Montecitorio Linea «selettiva»

RomaLa Camera sceglie una linea «selettiva». E nello stesso giorno boccia la richiesta di utilizzo delle intercettazioni riguardanti Denis Verdini mentre concede ai magistrati l’uso dei tabulati telefonici e l’apertura delle cassette di sicurezza di Marco Milanese.
Il «no» all’uso delle intercettazioni di Verdini viene siglato da una maggioranza di 301 deputati contro 268 favorevoli e tre astenuti. Un verdetto - a cui contribuiscono oltre Pdl, Lega e Responsabili anche sei deputati radicali - che va a smentire l’invito a concedere il via libera alla richiesta della Procura dell’Aquila avanzato dallo stesso coordinatore del Pdl. «Da due anni sono travolto da un tritacarne mediatico e giudiziario e per questo chiedo che venga concesso l’uso delle intercettazioni perché ne voglio uscire velocemente» dice Verdini in Aula. Il coordinatore del Pdl fa notare che il voto sarebbe comunque «sul nulla» visto che le intercettazioni che lo riguardano «ce l’hanno tutti, integrali e non, cartacee e sulle pen-drive» e sono già finite da tempo «sui giornali» provocando «danni enormi» nella logica «di una lotta politica squallida in cui si distrugge le gente. Ma io - sottolinea Verdini - «sono uno abbastanza forte da non farmi distruggere. Voglio solo difendere la mia onorabilità e vedremo alla fine dei procedimenti come saranno le cose. Tanto io sono già sputtanato da due anni» aggiunge uscendo dall’Aula e scegliendo di non partecipare al voto. «Ho cercato di spiegare con il ragionamento una questione che attraversa il Parlamento da tempo. E ho fatto leva sul mio caso affinché si rifletta sui confini da dare alle intercettazioni». Il Pdl, però, respinge l’impostazione data da Verdini al suo caso e spiega le motivazione del voto con Maurizio Paniz. «Per il reato di tentato abuso d’ufficio non è permesso al gip di autorizzare alcuna intercettazione. Le accuse mosse contro Verdini sono piuttosto deboli e il Parlamento non può permettere che in un caso come questo i magistrati possano intercettare così come hanno fatto».
Un copione e un verdetto completamente diverso viene scritto alla Camera sul caso riguardante Marco Milanese. L’aula, infatti, dice sì ai magistrati napoletani che chiedevano l’uso dei tabulati telefonici del braccio destro di Giulio Tremonti e l’apertura delle sue cassette di sicurezza. I voti favorevoli sul primo punto sono 538, i no 28. Nella seconda votazione, quella riguardante l’apertura delle cassette di sicurezza, i sì raggiungono quota 545 e i no 23. Non partecipa al voto il ministro dell’Economia, assente perché «in missione». E con lui anche i ministri leghisti Roberto Maroni e Umberto Bossi, il premier Silvio Berlusconi, il ministro dell’Agricoltura Saverio Romano, il ministro degli Esteri, Franco Frattini. Nel Pdl e tra i Responsabili c’è anche una fronda garantista, con 23 pidiellini che dicono no alla richiesta dei magistrati a cui si aggiungono 5 Responsabili. «Schiacciato dalla veemenza del vento della calunnia alimentato in ogni modo e da ogni parte». Con questo sentimento di «uomo» e non di «parlamentare» Milanese si rivolge all’aula alla quale chiede di dare ai magistrati ciò che chiedono. «Sono innocente, nessuno dei fatti di cui vengo accusato è vero». Milanese rivolge poi un appello ai suoi colleghi deputati, citando per nome il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: «Se volete essere i miei giudici dovete farlo con conoscenza, chiedete anche voi di indagare su chi mi calunnia con accuse false. Io l’ho già fatto e lo farò in seguito con denunce formali. Chiedete che si cerchi la verità, pretendete che vengano acquisiti anche i tabulati di coloro che mi accusano. Questo accertamento - osserva Milanese - non è stato fatto. Chiedetevi perché. Bersani, è evidente l’attacco mosso da più parti al sistema dei partiti». Un invito che il segretario del Pd non accoglie, anzi respinge con forza. «È in atto il tentativo di mettere tutti nel mucchio e questa è stata anche l’ispirazione delle dichiarazioni di Milanese».
Sullo sfondo del dibattito Francesco Rutelli, in una interrogazione al presidente del Consiglio, chiede «quali ragioni abbiano indotto il governo e in particolare il ministro dell’Economia ad attribuire all’onorevole Marco Milanese compiti politici e gestionali tanto rilevanti». In ogni caso il capitolo più delicato del caso Milanese sarà scritto dopo la pausa estiva: entro il 16 settembre la Giunta si esprimerà sulla richiesta di custodia cautelare in carcere. E il voto in Aula ci sarà nella terza settimana del mese, con ogni probabilità il 19 settembre.