«Voto Oliveri, è craxiana»

«Sostengo la candidata alla presidenza della Provincia di Genova Renata Oliveri perché è craxiana, una vera riformista. Non scriva soltanto socialista, perché il socialismo è tante altre cose. Con lei il capoluogo ligure potrà finalmente avere un ruolo di altissimo livello e contare di più a livello nazionale e internazionale». Tailleur gessato grigio scuro, appena un filo di trucco, come anello al dito soltanto la fede matrimoniale, mocassini neri. Stefania Craxi si è presentata così ieri pomeriggio all'elettorato genovese, per sostenere la campagna dei candidati della Casa delle libertà alla guida di Provincia e Comune. L'appuntamento era al Teatro della Gioventù in via Macaggi alle 17,30. Un'ora prima l'onorevole di Forza Italia ha incontrato i fedelissimi, tutti socialisti della corrente di Bettino, nella sede del circolo culturale Giovane Italia in via Brigata Liguria. Strette di mano, qualche abbraccio, applausi, per la figlia dello statista e giù a menare fendenti contro i post comunisti e il governo Prodi. Non poteva essere altrimenti perché, rispondendo a un'anziana signora, distinta e gentile, che le ricordava di avere fatto visita alla tomba del padre ad Hammamet, Stefania le ha risposto che i tunisini, parlando di lei, la ricordano come quel cucciolo figlio di quel leone. «I post comunisti - esordisce Craxi - hanno voluto distruggere il nostro partito, ma non sono riusciti certamente a distruggere il nostro bagaglio politico perché dal 1984 i socialisti stanno in Forza Italia. Giro il Paese per fare valere l'idea riformista nel partito di Berlusconi. Renata Oliveri è una donna che la pensa esattamente come me. I riformisti hanno coraggio. Questa classe postcomunista manca totalmente di coraggio. Fino a quando avranno nel loro bagaglio ideologico, culturale e politico Togliatti, Gramsci e Berlinguer, non saranno in grado di governare bene nell'interesse di tutti gli italiani. Non porto questa sinistra nel cuore». Stefania poi torna sulle vicende del padre e sulla Seconda Repubblica tirando amare somme. «Da questa sinistra - continua l'onorevole - ci divide un abisso morale così come c'era un abisso morale fra mio padre e i comunisti. Per l'Italia ci vuole un'alba che renda forte il Paese a livello internazionale». A chi gli chiede lumi sulla riunificazione dei socialisti, Stefania Craxi ribatte soltanto che non si tratta di un tema di attualità, come il partito Democratico, Casini, la legge elettorale e la leadership di Berlusconi. «Il partito democratico- spiega Craxi - che i post comunisti vogliono realizzare, non è altro che un compromesso storico bonsai. A comandare, quindi, come altre volte, saranno soltanto i soldi. Su Casini devo ricordare che negli ultimi quindici giorni si è preso, politicamente, dei grandi schiaffoni quando ha detto di essere pronto come leader, ma gli alleati gli hanno risposto di no. Il bipolarismo va bene, c'è anche in Germania, non si può tornare al passato perché significherebbe tradire gli elettori italiani. E' leader - conclude - chi prende i voti. Berlusconi ne ha presi oltre il 25 per cento e quindi è il leader della Casa delle Libertà senza dubbi».