Il voto del Parlamento come nelle confraternite

Le cronache parlamentari di questi giorni e le discussioni sul voto segreto: le palle bianche, le palle nere, il voto elettronico, mi hanno fatto ricordare un sistema di voto molto in uso sino a pochi decenni fa nelle Confraternite liguri. Durante l'assemblea annuale dei Confratelli era proposta agli intervenuti una rosa di nomi da eleggere alle varie cariche nell'ambito del consiglio direttivo: il Superiore (o Priore) con il suo Vice, il Tesoriere al quale affidare la cassa, il Visitatore degli infermi, che procurava di assistere i confratelli ammalati; poi ancora il Maestro dei Novizi al quale affidare i nuovi iscritti, i Provveditori dei Morti che dovevano provvedere all'estrema assistenza dopo la morte ed alla sepoltura.
Le nomine di questi Ufficiali, come erano chiamati, avveniva attraverso un voto segreto per ognuno utilizzando il cosiddetto «calice» o «bussola». Questo strumento consisteva in due tubi di diverso colore, in genere bianco e nero, affiancati e collegati da un'unica imboccatura; attraverso l'imboccatura il votante poneva la mano con un fagiolo secco, o un sassolino, indirizzandolo nel tubo bianco (voto favorevole) o nel tubo nero (voto contrario) senza che nessuno potesse vedere la sua scelta. Ogni nominativo proposto era pertanto sottoposto a questo giudizio. Estraendo tramite l'apertura di appositi coperchi i fagioli dai due tubi si procedeva al loro conteggio.
Molti di questi «calici» sono ancora conservati nelle Confraternite, alcuni oltre alla valenza storica, possiedono anche un valore artistico perché intagliati in legno e decorati. La loro diffusione è documentata nelle Confraternite liguri, e non solo, in quanto ho potuto osservarne in molti altri sodalizi religiosi italiani. Addirittura ne trovai uno al Museo Diocesano della Cattedrale della Valletta a Malta, utilizzato dai Canonici della Cattedrale stessa.
Chissà se un tempo anche in Parlamento si votava con i fagioli?