Voto di preferenza, si infiamma la polemica

Bafundi (Udc): «Una proposta insensata e piena di rischi che va bloccata»

Simone Turchetti

Sulla cancellazione del voto di lista nei municipi la polemica si gonfia. Piccolo riassunto delle puntate precedenti: i Democratici di Sinistra presentano in Campidoglio, giorni fa, due delibere, collegate ad un documento sul decentramento. Queste, in pratica, cancellerebbero il voto di preferenza nelle prossime elezioni dei consigli municipali (l’anno prossimo), per sostituirlo con un sistema a liste bloccate, in cui i candidati eletti sono quelli selezionati dal partito e posti in cima alla lista. Per dare comunque una parvenza di democraticità, i Ds, forse in piena frenesia da primarie, propongono di scegliere i candidati da inserire nelle liste proprio con delle consultazioni tra gli elettori. Proteste dal Centrodestra contro questa ipotesi erano venute già nei giorni scorsi; e anche ieri c’è stata una pioggia di critiche. Durissimo il commento di Luca Malcotti, consigliere comunale di An: «L’abolizione del sistema delle preferenze serve a mettere il silenziatore all’istanza di decentramento che viene dal territorio e che il sindaco Veltroni ha tradito per non cedere pezzi di potere». Malcotti rincara la dose: «Con questa proposta delle liste bloccate, i Ds sono orientati verso un sistema elettorale golpistico sudamericano».
Sull’antidemocraticità dell’abolizione del voto di lista pone l’accento Gianfranco Bafundi, consigliere comunale dell’Udc. In un comunicato afferma: «La proposta dei Ds è insensata, piena di rischi e va assolutamente bloccata. In sostanza i cittadini verrebbero esclusi dalla possibilità di scegliersi la classe dirigente politica che li deve governare». La nota prosegue spiegando che «il rischio è che gli eletti non dovranno più fare riferimento nel loro lavoro alla gente, ma al capo di partito che li ha messi nella lista. In questo modo i cittadini si allontanerebbero dalla vita politica e dalle sue problematiche, perché non avrebbero più punti di riferimento». Bafundi conclude: «Mi meraviglio che un partito come i Ds, che si professa democratico, possa sostenere tale iniziativa». Vibranti le accuse di Stefano De Lillo, vicecapogruppo di Forza Italia alla Regione Lazio: «Cancellare il voto di preferenza significa allontanare i cittadini dalla politica, negando i principi basilari della libertà e della democrazia. Per questo siamo contrari, e vigileremo per scongiurare l’ipotesi di liste bloccate che la sinistra capitolina sta cercando di attuare con le proposte di delibera dei Municipi». E sull’opportunità di cambiare le regole a meno di un anno dal voto, De Lillo è categorico: «A pochi mesi dalle elezioni non si può legiferare con atti che, data la minore visibilità dei singoli Municipi, possono evitare i riflettori della pubblica opinione». De Lillo annuncia anche una mobilitazione straordinaria, con manifestazioni davanti ai singoli municipi e sit-in dei consiglieri di Fi in Campidoglio.
Più morbidi i toni usati da Sergio Marchi, capogruppo An in Campidoglio, e da Vincenzo Piso, presidente della Federazione Romana di An, che in una nota congiunta dichiarano: «Ci preoccupa che l’idea di prevedere liste bloccate per i Municipi continui a fare proseliti, e sia stata addirittura protocollata dal Municipio I». Anche Marchi e Piso segnalano «il rischio di cadere nella peggiore partitocrazia», e alla proposta dei Ds, sulla quale invitano Veltroni ad esprimersi, «contrapponiamo le elezioni primarie per scegliere il candidato a sindaco e i presidenti dei municipi, in segno del più grande rispetto per la democrazia». Il fuoco della polemica arderà ancora a lungo.