Dopo il voto, la resa dei conti

Laura Cesaretti

da Roma

La campagna referendaria sulla procreazione assistita è ormai agli sgoccioli, e Piero Fassino ce la sta mettendo tutta per cercare di ribaltare i pronostici, impegnandosi in un tour de force di appuntamenti pubblici a sostegno dei quattro sì.
Al Botteghino non circola grande ottimismo: secondo gli ultimi sondaggi, al raggiungimento del quorum manca ancora un’abbondante manciata di punti percentuali. Certo, il numero di coloro che stanno maturando la decisione di recarsi alle urne per correggere le più patenti storture della legge 40 continua ad aumentare, ma troppo lentamente per il poco tempo che resta. E intanto la campagna della chiesa cattolica per l’astensione si fa sempre più pesante, con la scesa in campo del Papa in persona. «È chiaro che la nostra è una corsa con l’handicap: il fronte astensionista parte da un vantaggio del 30%, quelli che comunque non vanno a votare», ragionano nello staff di Fassino. Senza contare, aggiungono, che le liste degli aventi diritto al voto su cui si calcolerà il quorum sono «truccate», appesantite da centinaia di migliaia di residenti all’estero che non sanno neppure che si tiene un referendum, e dei quali spesso non si sa neppure se siano ancora in vita. Massimo D’Alema attacca con durezza: «L’astensione è una furbizia: sommando l'astensionismo militante a quello fisiologico si vince truccando le carte. È un atteggiamento grave che lascerà comunque una ferita», denuncia. E non risparmia critiche a Francesco Rutelli, il leader della Margherita che ha pubblicamente e con decisione sposato la causa del partito cattolico: «Della sua astensione penso tutto ciò che penso dell’astensione». Il segretario della Quercia è altrettanto duro con le «falsità ansiogene» sparse a piene mani dal fronte astensionista per sostenere la propria causa: «È molto grave che si sia fatto credere che se passa il referendum si apre la strada alla clonazione umana, alla fecondazione post mortem o che la fecondazione assistita sia un capriccio e si faccia per scegliere di avere un bambino biondo con gli occhi azzurri». Ma il segretario della Quercia continua a evitare molto attentamente la polemica diretta con Rutelli. Una scelta fatta sin dal primo momento, tanto che anche nei Ds le reazioni assai morbide del segretario alla clamorosa uscita pro astensione di Rutelli («rispetto la sua scelta, diversa dalla mia») hanno causato qualche stupore. Non che al vertice della Quercia non si guardi con preoccupazione a quella che viene definita la «svolta ruiniana» dell’alleato, e che non si temano le ripercussioni che di una «vittoria» dell’astensionismo potrebbe avere sullo scenario politico italiano e in particolare sul centrosinistra. Ma Fassino vuole evitare che lo scontro sul referendum si aggiunga alle già dirompenti questioni che lacerano l’Unione. E ieri, infatti, durante il tête-à-tête che i due hanno avuto, Rutelli ha ringraziato il segretario ds per l’atteggiamento tenuto in questi giorni nei confronti della Margherita, anche su questo fronte. E Fassino lo ha rassicurato sul fatto che la Quercia non avallerà operazioni scissionistiche dentro i Dl e non darà via libera ad un listone unitario senza i rutelliani.
Dentro i Dl, l’ala prodiana sta ragionando su come gestire l’esito referendario nella ormai virulenta contesa interna. In caso di vittoria dell’astensione, ci si prepara a denunciare la svolta neo-clericale e centrista di una Margherita un tempo «plurale, laica e ulivista» e ora trasformata dal suo leader in un «nuovo Ppi», e a rafforzare la spinta verso la scissione. La vittoria del sì sarebbe invece esibita come una secca bocciatura della scelta politica fatta da Rutelli, e la sua leadership verrebbe pesantemente messa in discussione.