Voto segreto, ultima spiaggia dell’Unione antiproporzionale

Una valanga di emendamenti ostruzionistici. Rutelli: con 30 franchi tiratori...

Laura Cesaretti

da Roma

Per la nuova legge elettorale oggi è il giorno della verità: prima dell’ora di pranzo verranno votate le pregiudiziali di costituzionalità e la richiesta di sospensiva presentate dall’opposizione.
Si tratta di strumenti parlamentari che mirano a bloccare sul nascere l’iter della legge, e nessuno nell’Unione si illude che possano passare. Ma si voterà a scrutinio segreto, e sarà un primo test sulla tenuta della maggioranza: «Già in quelle prime votazioni si capirà se Berlusconi è davvero riuscito a blindare la coalizione, e la partita è quindi chiusa, o se qualcosa nelle file della Cdl si muove», spiega il coordinatore della Margherita Dario Franceschini. Quella nei «franchi tiratori» del centrodestra è, come ammette Franco Marini, «l’ultima speranza» per l’opposizione: «Voglio proprio vedere uno dei vostri, che finora ha avuto un collegio sicuro, quando mette la manina per votare, senza che nessuno lo veda, se non ha la tentazione di votare contro», ammoniva ieri l’esponente Dl rivolto a Donato Bruno di Forza Italia, uno dei «padri» della proposta di legge elettorale. Speranza esile, ammettono gli stessi dirigenti dell’opposizione, che però cercano di alimentarla. Lo stesso Romano Prodi ieri, partecipando a piazza Montecitorio alla «veglia» anti-proporzionale organizzata da Arturo Parisi, ha rivolto una sorta di estremo avvertimento ai potenziali dissidenti della maggioranza: «Vorrei ricordare ai parlamentari della Cdl che gli elettori hanno sempre punito chi cambia le regole a fine legislatura, perché gli elettori queste cose non le vogliono. Si ricordino coloro che decidono questo, che non si ritroveranno in Parlamento la prossima volta». La riforma, aggiunge, «non conviene a molti singoli deputati che hanno collegi sicuri che verrebbero messi in discussione». Parole che hanno provocato la risposta assai stizzita del coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi: Prodi è «grossolano e scorretto», e si «intromette nella vita interna dei partiti».
Intanto Francesco Rutelli fa i conti: «Ci bastano 30 franchi tiratori per creare dei problemi», spiegava ieri mattina. «Sulla carta hanno 60 parlamentari in più, ma se iniziamo a togliere le 8 persone del gruppo misto che hanno lasciato al Cdl e che sicuramente non voteranno la loro legge, le cose cominciano a essere più facili». Si vedrà di qui a giovedì, quando la legge dovrebbe arrivare al voto definitivo, passando per diversi scrutini segreti. Intanto Rutelli ha fatto accettare al vertice dell’Unione, superando le obiezioni dello stesso Prodi e di altri partiti dell’opposizione, una mediazione che accoglie la sua linea di strategia parlamentare: accanto agli oltre 530 emendamenti «soppressivi», che si limitano a chiedere l’abolizione di commi o articoli della legge, ce ne saranno anche alcuni di merito. Prodi voleva evitare «qualsiasi nostro emendamento che dia l’idea che siamo disposti a trattare», come ha spiegato nel summit di ieri mattina. Ma Rutelli ha obiettato che proposte di modifica che possano «tentare» una parte del centrodestra sono necessarie se si vuol tentare di «mettere delle mine» sulla via della riforma elettorale.
La Cdl, dal canto suo, ha messo a punto le ultime limature per rispondere ai dubbi di costituzionalità del Quirinale, e ora serra i ranghi. Silvio Berlusconi ha annunciato che sarà in aula per tutta la durata delle votazioni, a vigilare sulla tenuta della sua maggioranza e del suo partito. E proprio dalle forze politiche nelle quali l’Unione spera di aprire delle falle (An e Udc in primo luogo) arrivano ultimatum anti- franchi tiratori. «Non sono previsti tempi supplementari: se la legge elettorale non passerà dovremmo pensare seriamente a sciogliere le Camere», minaccia il casiniano Baccini.